ANGELO CRICCHI. Kimono tales

Zona: Centro storico
Luogo: Complesso Museale di San Salvatore in Lauro
Indirizzo: Piazza di San Salvatore in Lauro, 15
Dal: 18 Set 2026
Al: 16 Ott 2026
Orari: Martedì-sabato: 10.30-13.00 / 15.30-19.00 Domenica e lunedì: chiuso
Ingresso: Gratuito
Telefono: +39 06 6865493

Il progetto Kimono Tales nasce nel 2016 dall’incontro di Angelo Cricchi con K, una giovane donna giapponese che gli affida quattro kimono. Nel corso degli anni successivi l’artista ha coinvolto 113 donne a cui ha chiesto di posare per degli scatti indossando questi “doni”, un’azione che sorprendentemente ha fatto scaturire in loro il desiderio spontaneo di raccontarsi, esprimendo ciascuna la propria individualità attraverso l’interazione con i tessuti giapponesi. Fotografie e testimonianze hanno composto nel tempo un archivio del femminile contemporaneo, fatto di corpo, desiderio, trauma, perdita e libertà. Dieci anni dopo Cricchi è tornato su quelle immagini e voci e da un nuovo ascolto è nato un progetto espositivo in cui fotografia, video, pittura e installazioni sonore trasformano un’esperienza privata del corpo femminile in racconto collettivo. La mostra, organizzata con Il Cigno di Lorenzo Zichichi, si terrà nei Musei di San Salvatore in Lauro a Roma dal 18 settembre al 16 ottobre 2026. 

A dieci anni dalla nascita di Kimono Tales, Angelo Cricchi presenta il nuovo capitolo di una ricerca che, nata come progetto fotografico, si è progressivamente trasformata in un’opera multidisciplinare. All’origine del progetto risiede il gesto della giovane K della città di K, la quale prima di rientrare nel proprio Paese aveva lasciato all’artista quattro kimono tradizionali con la promessa di tornare un giorno a riprenderli. Tuttavia quello che inizialmente era apparso agli occhi dell’artista come un semplice gesto di fiducia, si è trasformato presto nel fulcro di una ricerca destinata a svilupparsi per oltre quattro anni.

Cricchi ha invitato 113 donne di età, provenienze ed esperienze differenti a indossare uno di quei quattro kimono con l’idea iniziale di realizzare una serie di ritratti. Ma fin dai primi incontri è accaduto qualcosa di inatteso: prima ancora della fotografia, molte delle partecipanti hanno iniziato spontaneamente a raccontare la propria vita.

Il kimono ha smesso di essere un indumento e ha iniziato ad assumere una funzione diversa, diventando uno spazio di sospensione, un elemento capace di favorire il racconto di sé. Le donne hanno parlato del rapporto con il proprio corpo, dell’infanzia, della maternità, della violenza, del desiderio, delle relazioni familiari, della malattia, della perdita, della libertà. Storie che erano state spesso custodite per anni, hanno trovato voce davanti alla macchina fotografica. Un’esperienza privata del corpo femminile ha iniziato così a trasformarsi in racconto collettivo.

La fotografia non ha documentato semplicemente questi incontri ma ne è stata la conseguenza. Ogni ritratto è nato da un tempo condiviso, dall’ascolto e dalla fiducia. Il sottotitolo del progetto, Undressing for Redressing, sintetizza il processo dello spogliarsi inteso come possibilità di ricomporre la propria storia attraverso il racconto piuttosto che come semplice gesto di esposizione.

Tra il 2016 e il 2020 Kimono Tales ha raccolto oltre 35.000 fotografie, circa 200 ore di videointerviste e 113 testimonianze. Un insieme di materiali che è nato senza un disegno unitario precostituito ma che, sedimentandosi nel tempo, ha finito per diventare una sorta di archivio del femminile contemporaneo, costruito non attraverso categorie sociologiche ma attraverso relazioni individuali, intime e irripetibili.

Presentato per la prima volta a Parigi nel 2019, il progetto torna oggi in una forma profondamente rinnovata che ha preso vita nell’inverno 2025-2026, durante la preparazione del volume Kimono Tales pubblicato da King Koala Press. In questa occasione Cricchi ha rimesso le mani sull’intero archivio per la prima volta. Nell’arco di mesi ha rivisto e selezionato migliaia di fotografie e soprattutto ha riascoltato le videointerviste. È proprio questo nuovo confronto con le voci delle 113 donne che, a distanza di un decennio, ha modificato nuovamente il progetto, trasformando quello che era nato come un lavoro editoriale nell’inizio di una nuova fase della ricerca.

La mostra nei Musei di San Salvatore in Lauro non si limita a presentare il progetto fotografico ma di fatto lo rimette in movimento. Le voci raccolte nel corso degli anni diventano una trama sonora diffusa, un brusio di testimonianze che attraversa lo spazio quasi come in un mercato. Le immagini entrano in relazione con i quattro kimono originali di K, esposti in mostra, e con opere nate o ridefinite durante questa nuova fase: il paravento, le fotografie dipinte, le ceramiche, il gioiello-scultura, il video e le installazioni. Il percorso attraversa linguaggi differenti senza abbandonare il nucleo da cui tutto ha avuto origine: il corpo, la voce e l’esperienza delle donne. Il volume e la mostra seguono così due percorsi complementari. Il volume restituisce il progetto nella sua forma originaria attraverso una selezione di immagini e testi. La mostra rappresenta invece la sua evoluzione ovvero il momento in cui un archivio di fotografie, voci e relazioni continua a generare nuove forme, trasformandosi in un’esperienza che coinvolge il visitatore nello spazio.