Anita Pilat. Infinito

dal 28.05.2023 all'11.06.2023

AquAstyle

  • Autore/Autrice: Anita Pilat
  • Curatore/Curatrice: Edmund Kùrenia
  • Data Inizio: 28.05.2023
  • Data Fine: 11.06.2023
  • Dove: AquAstyle
  • Indirizzo: Viale Della Moschea, 130
  • Orari: martedì - sabato 11-19
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 06 8069 3184
  • Descrizione Evento:

     

    Specchi d’acqua nelle fotografie di Anita Pilat
    Artista sensibilissima e di sicuro talento. I suoi interessi spaziano dalla passione per la Pittura, suo vero cruccio, all’amore per la fotografia. A vederla per strada, sembra una farfalla prendere il volo, tanta grazia ed eleganza racchiudono i suoi gesti, l’andatura, le movenze. Così anche la sua arte, dove la materia greve si nobilita cedendo alla leggerezza dell’anima, e tutto diventa puro spirito, essenza. Ecco è proprio di questa spiritualità che le fotografie della Pilat sono pregne, in particolar modo quelle dedicate all’acqua intesa come specchio in cui si riproduce il mondo. Naturalmente l’autrice, ricorrendo a tattiche e ripetuti appostamenti, non manca di cogliere momenti ricchi di significati suggestivi e personali. A volte basta una pozzanghera sopravvissuta alla luce di un mattino perché l’artista, con la sua macchina fotografica, vi si immerga come un archeologo dedito a risuscitare quel mondo sommerso. Tutto diventa sacro e luogo di memorie d’infanzie perdute, ma anche di ritrovati incanti e armonie che si compiono entro il confine delle cose. Il fango dunque elemento sacro in cui, come per magia hanno luogo eventi divini e inviolabili. Dice a proposito Michel Tornier, grande scrittore francese del Novecento: “….tutto è bello, anche la bruttezza, tutto è sacro, anche il fango”. Di ciò ne è convinta la Pilat , la quale, pur con la modalità e mezzi diversi, ci confida il suo segreto e lo fa sommessamente, sottovoce, bisbigliando come chi rivela una confessione all’orecchio dell’amico. I suoi lavori non sono mai affidati al caso, ma sono frutto di un’attenta e rigorosa ricerca stilistica. Basti vedere una sequenza di scatti fotografici, fra le più felici inquadrature, per avere un’idea dell’impegno creativo. Impegno teso a recuperare non solo valenze formali di tutto rispetto e necessari, ma anche a riacquistare le ragioni di una bellezza “alta” e incontaminata. Non mancano esempi in cui tale bellezza si fa lode, cantico alla gioia ritrovata nel fondo di una pozzanghera fangosa, dove si specchiano cieli, nuvole che sembrano velieri, scorci di città, alberi e altro ancora. Ma, soprattutto, qui si specchia l’anima dell’artista, il suo orgoglio e la sua illusoria, apparente serenità.
    Sigfrido Oliva