Claudio Abate. Superficie sensibile

dal 03.03.2023 al 02.07.2023

MAXXI

  • Autore/Autrice: Claudio Abate
  • Curatore/Curatrice: Ilaria Bernardi, Bartolomeo Pietromarchi
  • Data Inizio: 03.03.2023
  • Data Fine: 02.07.2023
  • Dove: MAXXI
  • Indirizzo: Via Guido Reni, 4a
  • Orari: martedì - domenica 11.00-19.00, (la biglietteria chiude un'ora prima)
  • Ingresso: accesso mostra 5 euro o inclusa nel biglietto del Museo: intero 12 euro, ridotto 9 euro
  • Tel. / Mob.: 063201954
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    Ha immortalato le avanguardie artistiche e teatrali degli anni Sessanta e Settanta, a Roma e non solo. Ha “fissato” attraverso il suo obiettivo performance irripetibili, con fotografie che sono di per sé opere d’arte. Ha vissuto e lavorato con i più prestigiosi artisti italiani e internazionali, da Carmelo Bene al Living Theatre, da Jannis Kounellis e Pino Pascali a Joseph Beuys, accompagnando e riscrivendo per immagini la storia dell’arte degli ultimi 50 anni.

    A Claudio Abate, (Roma,1943 – 2017), il fotografo degli artisti, è dedicata la prima nuova mostra del 2023: Claudio Abate superficie sensibile, a cura di Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, in collaborazione con l’Archivio Claudio Abate, nello spazio EXTRA MAXXI dal 3 marzo al 4 giugno 2023. Coordinamento generale Simona Antonacci, progetto di allestimento Silvia La Pergola, graphic design Alberto Berengo Gardin.

    La mostra propone un racconto visivo del fotografo attraverso una selezione di circa 150 immagini, tra fotografie a parete e provini in teca. Alcune sono immagini celebri, altre poco note, altre ancora inedite, alcune vintage restaurate per l’occasione insieme con le cornici originali in ferro, altre stampate proprio per la mostra.

    Il lavoro di Abate spazia dalle fotografie di opere, artisti e mostre dell’Arte povera, agli scatti sulla scena artistica ed espositiva in Italia e all’estero, fino a fotografie su teatro, moda, costume, attualità.

    Bartolomeo Pietromarchi, Direttore MAXXI Arte, dichiara: “La mostra di Claudio Abate rende omaggio a un grande protagonista della scena artistica italiana che ha saputo essere autore, testimone, regista della cultura visiva contemporanea e porsi come punto di riferimento per artisti di diverse generazioni, dalla fine degli anni Sessanta alla sua recente scomparsa. La mostra è un altro tassello del programma che il MAXXI prosegue da vari anni di raccolta, promozione e valorizzazione dell’arte in Italia degli ultimi decenni e dei suoi più importanti e riconosciuti protagonisti”.

    Aggiunge Ilaria Bernardi: “Dedicare una mostra a Claudio Abate significa rendere omaggio a un fotografo che ha avuto, tra le altre, tre importanti capacità. Innanzitutto, la capacità di essere sempre ‘al posto giusto e nel momento giusto’, cioè di essere sempre presente con la sua macchina fotografica ai più importanti momenti dell’arte italiana e internazionale, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta. In secondo luogo, la capacità di intessere rapporti duraturi con artisti e con spazi espositivi a Roma, in Italia e all’estero. Infine, la capacità di essere al contempo fotografo d’arte, fotografo di teatro, fotoreporter per le riviste, fotografo di moda, finanche fotografo-artista e organizzatore di mostre e attività culturali nel suo studio”.

    LA MOSTRA AL MAXXI
    Il percorso espositivo si sviluppa per nuclei tematici che ripercorrono nelle sequenze a parete le più assidue collaborazioni e i più ricorrenti interessi del fotografo, integrati da contributi audio (con le testimonianze di Achille Bonito Oliva, Daniela Lancioni, Piero Pizzi Cannella e Fabio Sargentini) e da teche di approfondimento che testimoniano come ogni fotografia funzioni come un “portale” che apre un mondo di significati e storie.

    L’allestimento è fluido e avvolgente: le immagini degli artisti mentre creano le loro performance spiccano su pareti curve color rosso magenta che rimandano al teatro e, proprio come a teatro, sembra di rivivere quelle azioni.

    Punto di partenza del viaggio nel mondo e nell’archivio di Claudio Abate sono le ricerche di esordio dell’autore, con le prime fotografie ad artisti come Mario Schifano, ritratto in bianco e nero nel suo studio nel 1959, e Pino Pascali. A Pascali è dedicato il primo dei focus di mostra, che ci fa scoprire subito la capacità di Abate di attivare un’interazione talmente complice e profonda con gli artisti da trasformare il momento dello scatto in attivatore di opere e azioni. Lo vediamo nella foto di Pascali che, con una maschera sul viso e un grosso fallo meccanico, anima l’opera Araba fenice, o in quelle in cui, vestito da soldato, si mette a giocare con la serie Armi.
    E poi la collaborazione con Carmelo Bene, avviata nel 1963 con le celebri immagini dell’“oltraggioso” debutto del Cristo 63 al Teatro Laboratorio di Roma, grazie alle quali Bene venne assolto dall’accusa di aver urinato sull’Ambasciatore argentino seduto tra il pubblico.
    Jannis Kounellis, con cui Abate ebbe un sodalizio umano e professionale durato tutta la vita (con oltre 20mila fotografie scattate dai primi anni Sessanta al 2016) è ritratto in diverse fotografie. Un focus speciale è dedicato a Dodici cavalli vivi, l’azione memorabile che si svolse il 14 gennaio 1969 nella nuova sede della mitica galleria L’Attico, nel garage di via Beccaria, a Roma.
    E proprio a L’Attico di Fabio Sargentini, personalità poliedrica e anima di una stagione artistica straordinaria, Abate documenta mostre e azioni eccezionali tra cui quelle di Mario Merz, Eliseo Mattiacci, Robert Smithson, Gino De Dominicis e molti altri.
    Una sezione è di mostra è dedicata alle grandi rassegne in Italia e all’estero tra cui arte povera più azioni povere, a cura di Germano Celant, ad Amalfi nel 1968; Live in your head. When attitudes become form, a cura di Harald Szeemann, nel 1969 a Berna, dove Abate conobbe e fotografò per la prima volta Joseph Beuys; Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960/70, a cura di Achille Bonito Oliva e organizzata da Incontri Internazionali d’Arte, a Palazzo delle Esposizioni a Roma nel 1970.
    A Roma Abate ha condiviso con assiduità le più importanti sperimentazioni degli artisti nelle gallerie, nei loro sudi, oppure nelle istituzioni più attive del panorama romano fino agli anni Duemila. Tra queste, la scuola di San Lorenzo, la Fondazione Volume! e Villa Medici.

    La mostra termina con le sperimentazioni artistico-fotografiche di Abate, da lui immaginate come vere e proprie opere d’arte, tra le quali i Contatti con la superficie sensibile realizzati ed esposti nel 1972 in occasione della sua prima mostra personale a Roma, a Palazzo Taverna, sede dell’associazione Incontri Internazionali d’Arte, dal cui archivio, oggi conservato al MAXXI grazie alla donazione di Gabriella Buontempo, proviene una parte delle fotografie vintage presenti in mostra.

    La serie si compone di stampe realizzate a grandezza naturale, in bianco e nero, attraverso il contatto diretto del soggetto di volta in volta prescelto su una specifica carta fotografica prodotta in Germania e sensibilizzata dalla luce. I soggetti sono gli artisti con cui Abate da sempre collabora. A ogni artista ritratto egli chiede di portare con sé un oggetto con cui posare e di compiere un gesto che lo contraddistingua. Sette Contatti sono realizzati nel suo studio: quelli di Gino De Dominicis, Eliseo Mattiacci, Jannis Kounellis, Vittor Pisani, Vito Acconci, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Germanà. A questi si aggiunge il Contatto di De Chirico a cui invece chiede di posare in una stanza, adattata a camera oscura, nella galleria La Medusa dove è in corso una sua personale.

    La mostra Claudio Abate, Superficie sensibile, è realizzata in coincidenza con la pubblicazione della monografia dedicata all’autore alla quale Germano Celant lavoró insieme a Ilaria Bernardi. Dopo la scomparsa del critico e curatore, il volume, edito da Silvana editoriale e con l’aggiunta di un testo critico di Carlos Basualdo, è stato portato a termine grazie al coordinamento tra lo Studio Celant, l'Archivio Abate e la stessa Ilaria Bernardi. 

    In occasione della mostra è stato inoltre prodotto un podcast con contributi di figure del mondo dell’arte che hanno conosciuto e collaborato con Claudio Abate.

     

    Claudio Abate nasce a Roma nel 1943. Figlio di un pittore, cresce in via Margutta, dove nel 1958 apre il proprio studio fotografico. Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 collabora per servizi fotografici di moda nonché per la Press Service Agency e diventa assistente di uno dei fondatori dell’agenzia Magnum, Eric Lessing.

    Nel 1959 fotografa per la prima volta Mario Schifano e conosce Carmelo Bene di cui sarà il fotografo di scena dal 1963 per 11 anni. Pino Pascali, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Joseph Beuys sono solo alcuni dei numerosi artisti con cui stringe assidue collaborazioni. È proprio grazie al rapporto con questi artisti che inizia a fotografare l’attività delle più importanti gallerie private in Italia e all’estero, tra cui L’Attico a Roma.

    Diviene altresì noto per aver documentato storiche rassegne quali arte povera più azioni povere (Amalfi, 1968), Live in Your Head – When Attitudes Become Form (Berna, 1969), Amore mio (Montepulciano, 1970), Vitalita del Negativo (Roma, 1970-1971) e Contemporanea (Roma, 1973).
    Dalla fine degli anni ‘80 trasferisce il suo studio nel quartiere romano di San Lorenzo per essere più vicino alla nuova scena artistica romana e dagli anni ’90 è fotografo di enti artistici e culturali romani come l’Accademia di Francia e la Fondazione Volume!. 

    La fama acquisita sia come fotografo d’arte che come fotoreporter, gli permette, fin dagli anni ’60, di pubblicare i suoi scatti su numerose riviste come “Sipario”, “Domus”, “Carte Segrete”, “Metro”, “L’Espresso”, “Playman”, e, in anni più recenti, “Il Giornale dell’arte”.
    Parallelamente, dalla fine degli anni ’60, svolge una ricerca fotografia personale che lo porta nel 1972 a tenere una prima mostra personale agli Incontri Internazionali d’Arte. Seguono altre occasioni espositive, tra cui la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1993.

    Nel 2010 dà vita all’Archivio Abate al fine di lasciare ai posteri una testimonianza viva e consultabile della storia artistica italiana e internazionale che è stato capace di cogliere nel momento stesso del suo compiersi.