Federica Di Carlo. Volevo il Sole

  • Autore: Federica Di Carlo
  • Data Inizio: 13.01.2023
  • Data Fine: 25.02.2023
  • Dove: Postmasters Roma
  • Indirizzo: Via G.M. Crescimbeni, 11
  • Orari: martedì - sabato 14.00-19.00, o su appuntamento
  • Ingresso: libero
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    L'idea di questa serie di lavori si ispira al più grande esperimento di fusione nucleare al mondo: ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) che ha come obiettivo la creazione di un sole sulla terra. 

    Federica Di Carlo collabora spesso con fisici e scienziati di vari centri di ricerca nel mondo per la realizzazione delle sue opere. 
    E’ vincitrice del prestigioso premio di ricerca Italian Council (10a edizione) promosso dal Ministero della Cultura italiano, della durata di 18 mesi, che le ha permesso di seguire l’esperimento ITER sul campo. È stata l'unica artista autorizzata ad entrare dentro il cuore del reattore nucleare dell'esperimento.

    Ispirata da questo atto impossibile - l'idea di portare il sole sulla terra (1,3 milioni di volte più piccola), Federica Di Carlo ha realizzato un'esperienza multisensoriale per la sua nuova serie di opere. 

    Giuliana Benassi, celebre curatrice italiana, approfondisce la mostra nel suo testo che segue:

    La prosopopea della Natura ha origini lontane. Dal De Rerum Natura di Lucrezio alle Operette Morali di Giacomo Leopardi, l’esigenza di calare la Natura nella dimensione umana attraverso il dialogo è quasi un atteggiamento ancestrale dell’essere umano.

    Volevo il Sole di Federica Di Carlo raccoglie un corpus di opere che rientrano in questa logica e riflessione di personificazione di due grandi motori di vita: la Terra e il Sole. Entrambi immaginati dall’artista in un dialogo straziante paragonabile a quello tra due amanti che, bruciati dalla stessa fiamma del loro amore, constatano il potere distruttivo e la pericolosità della loro relazione. La fine è dietro l’angolo: “Ti guarderò bruciare” è tra le tante frasi che emergono in relazione alle opere, una delle più significative di questo amoris ardere.

    A cavallo tra un richiamo poetico e letterario  sul rapporto essere umano-natura e un forte ancoraggio alle nuove ricerche scientifiche, l’artista costruisce una narrazione tesa tra il richiamo alla storia universale della Natura “matrigna” e quella contingente dell’Essere umano “mostro”.

    Tutto nasce nel 2020 a Cadarache, nel sud della Francia, dove l’artista si è recata in occasione di una residenza. In questo luogo  di oltre 42 ettari e isolato dai centri abitati c’è ITER,  un progetto che mira a costruire la macchina per la fusione più grande al mondo, vale a dire la ricostruzione del Sole sulla Terra. Nel processo di ricerca e di produzione del lavoro c’è sempre nella pratica di Di Carlo una, diciamo così, intrusione nel mondo della ricerca scientifica. Accanto a fisici e astronomi, spesso l’artista si trova a partecipare in veste di osservatrice delle più recenti sperimentazioni. Questo sguardo si traduce qui in opere fotografiche che immortalano - e in maniera esclusiva- il cuore del reattore in cui avviene uno degli esperimenti più attesi al mondo. Sospeso come nel tempo, la pellicola dell’artista si tinge di color magenta. Non a caso! Il magenta è per definizione il colore che non esiste, ossia che non fa parte dello spettro ottico. Questa sua caratteristica rende perciò le immagini quasi sottratte dalla dimensione temporale, come viste da uno sguardo alto e superiore, appartenente ad un punto di vista fuori dalla Terra. Non sappiamo se ci troviamo di fronte a scorci immaginifici del futuro o a reminiscenze di un passato remoto. Immerse nell’atmosfera cromatica del magenta le immagini compongono una parete di relazioni visive accanto ad altri scatti realizzati in alcuni musei europei come Louvre di Parigi, i Musei Vaticani di Roma e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sono tutti dettagli di statue di Urania e di Apollo, ritratte con un corpo celeste in mano. Il gesto lieve con cui le divinità tengono la sfera è colto dall’artista come atto di estremo rispetto, in contrasto con l’opera scultorea in gesso che enfatizza una presa forte e quasi violenta della sfera. E’ la mano dell’essere umano contemporaneo che “vuole il sole”, a tutti i costi. Dall’altra parte, una mano nera, come bruciata, è aperta, ha lasciato la presa in segno di speranza come fa lo scienziato che lascia andare, per una storia d’amore di libertà.

    In questa atmosfera incandescente l’allarme del bruciare è presente, è una eco sussurrata all’orecchio. Alcune frasi del dialogo tra il Sole e la Terra ( scritto in 3 atti dall’artista) sono riportate sulle pareti tra le stampe fotografiche, impresse con un legno bruciato. Esse legano e sospendono le immagini, come una tavola warburghiana di Mnemosyne in cui le connessioni fanno a pezzi la temporalità a favore di un percorso visivo e grafico di inversioni simboliche.

    Immagine e parola nella mostra collaborano per avvicinarsi a ciò che è altrimenti ineffabile. “Ma il mondo gira come sempre”: sono le parole di una canzone di Jimmy Fontana Il mondo la cui voce flebile esce dall’opera cinetica che chiude idealmente il percorso espositivo. Sospeso e pendente dal soffitto un vecchio mappamondo modificato dall’artista come dispositivo in movimento e sonoro, lascia, nella sua lieve rotazione, fluire le note storpiate del cantautore italiano sulla melodia di Magnetic Field Sun, il suono archiviato dell’ESA, prodotto dall’incontro delle onde sonore della Terra e quelle del Sole. Di nuovo la relazione tra Sole e Terra si consuma in un incontro, uno scontro, una imprescindibile relazione dove ognuno di noi si può proiettare, in quel precario equilibrio di dare e ricevere, tenendo alta la domanda: "Perché vuoi sempre di più di quello che già hai?”. 

    - Giuliana Benassi, Gennaio 2023