Pax Paloscia. Peach&Friends

  • Autore: Pax Paloscia
  • Curatore: Laura Lombardi
  • Data Inizio: 15.12.2022
  • Data Fine: 06.02.2023
  • Dove: Raw Messina
  • Indirizzo: Via Mantegazza, 16a
  • Orari: martedì - sabato 10-13 / 16-19 (scrivere o telefonare per avere conferma dell'effettiva apertura)
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 334 714 1105
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    Hannah ha lo sguardo fiero, azzurro ghiaccio, luminoso e freddo allo stesso tempo. Ti guarda ma non sembra vederti perché in realtà ti attraversa per fissare un punto lontano, come se si fosse incantata. Vince ti osserva e sembra sfidarti, mettendo davanti a sé il fiore viola infilato tra i capelli: prendete lui, prendete me.
    E poi c'è Eva persa e pensierosa con gli occhi accecati di azzurro e Grace invece dall'oro.
    Sid a torso nudo, nell'evocazione dell'iconica foto, ha anche lui gli occhi spenti e turchesi e sono fucsia e inquietanti quelli di Margaret.
    Occhi e sguardi che dovrebbero parlare, creare un collegamento, instaurare una sintonia e invece fanno esattamente il contrario, creano barriere, confondono: non rispondono, respingono le domande al mittente. Sono occhi schermo riflettente, ci chiudono all'altro e ci riportano a noi.
    Sono occhi-maschera. Come le maschere, quelle vere, che Pax fa indossare ai suoi modelli bambini e adolescenti nelle foto e nei quadri. Perché i bambini, loro sì, ci guardano senza filtri, siamo noi che non sappiamo più leggere in quella purezza.
    Pax ammette la "sconfitta" nascondendogli gli occhi dietro quelli della volpe, del coniglio, dell'unicorno, denunciandone così la distanza e la nostra irreversibile perdita d'innocenza.
    Una distanza che diventa siderale e fluorescente, nei bellissimi collages in "negativo", dove i giochi si congelano in un'atmosfera marziana, senza aria né tempo, uno spazio al contrario, "altro", che non ci appartiene più, perché da tempo abbiamo lasciato la nostra Arcadia.
    È da lì che Quino che ci fissa pensieroso mentre prega sotto il salice rosa e Niki ci mostra malinconico la sua palla dorata come novella pietra filosofale.

    Ci siamo persi e ci siamo "mascherati". Non sono maschere anche i capelli-cresta, i tatuaggi, l'aggressività urlata ed ostentata del punk? Così come non sono maschere il bon ton borghese, i vestiti giusti, ma anche i gesti cool e super cool, le paralisi del botox e tutta la contemporanea necessità di nascondere od
    ostentare le imperfezioni? Perché ci mascheriamo? Di che cosa abbiamo paura? Cosa nascondiamo così bene da dimenticarcene?
    Dipingendo le nostre maschere (di plastica o psicologiche) Pax allude appunto a quello che c'è sotto, a quello che è importante, a quello che ognuno di noi, a suo modo, tiene ben nascosto.
    Per questo non c'è mai un contatto diretto, per questo, pur essendo lì a guardarti, i suoi personaggi sembrano celebrare invece l'assenza e la distanza. Ognuno alle prese con il proprio mondo, in un processo di introspezione non risolto, da cui in qualche modo ci sentiamo tirati in causa.
    C'è bisogno di un filtro, sembra dirci Pax, il contatto con l'altro deve essere mediato, non può fluire con leggerezza senza qualcosa che lo ostacoli e ne rifranga l'esperienza in mille rivoli, senza riempirci di dubbi ed interrogativi, perché la vita è complicata e si deve andare alla ricerca proprio di quei nodi, di quelle piccole increspature rivelatrici.
    La maschera come metafora dell'occultamento è dunque il tema centrale dei ritratti di Pax, in una versione aggiornata e capovolta della ritrattistica tradizionale.
    Perché Pax dipingendo i suoi modelli, indagandone i lineamenti, concentrandosi sugli sguardi, sulle espressioni sospese, si muove al contrario: non cerca di capire e farci capire, vuole semplicemente farne emergere la singolarità, lasciare intuire, schermandola, quella complessità che c'è, ma che non si può dire, perché non è verbale e forse nemmeno comprensibile a chi la vive.
    Ma c'è. E, come un vento gelido, che non si vede, circola e dà i brividi, rallenta i movimenti, scivola sui volti e fa chiudere gli occhi (quelli veri). Riconoscere quel "qualcosa", anche solo accennandone, è la strada per superare il vuoto di quelle assenze, per "smascherare" quell'apparente distanza e scoprire nelle fragilità, nelle paure condivise, la nostra più profonda umanità. È a quel punto che magicamente incroceremo gli sguardi, che "riconosceremo" nell'altro una parte di noi, accorceremo le distanze, riscopriremo, nell'abisso che ci accomuna, nero come l'assenza di luce tra le stelle, appena gli occhi si saranno abituati, la presenza di miriadi di punti luminosi, come in una limpida notte d'estate.

    Laura Lombardi

     

    Pax Paloscia (Roma, 1974)

    Visual artist è una pioniera della street art italiana, fotografa diplomata all'ICP di New York e video maker conosciuta internazionalmente.

    Ampiamente esposta in solo e group shows in Italia e all'estero in gallerie e musei.

    Le opere dell'artista, che e' attiva ormai da piu' di due decadi, si focalizzano sul delicato momento della crescita: sulla magia dell'infanzia che si disperde piano piano, lasciando dietro di se' una scia perfetta di emozioni.

    In questa nuova serie di opere, dipinti, collage e fotografie, che siamo orgogliosi di presentare, Pax dipinge i soggetti che ama, gli elementi delle loro fascinazioni, le stelle e i pianeti delle nostre personali costellazioni.
    La galleria: 
    Raw Messina è un artist run space a Via Mantegazza 16a, Roma, nato a Milano 5 anni fa da una costola di 240 Grand, uno spazio magico tra Grand e Bowery, il retro di un gabinetto medico cinese, una casa di vetro, in un vecchio edificio downtown Manhattan che abbiamo avuto la fortuna di abitare per un po'.