Sveva Bellucci. 20 22

  • Autore: Sveva Bellucci
  • Data Inizio: 27.11.2022
  • Data Fine: 10.01.2023
  • Dove: Libera + soon
  • Indirizzo: Via del Teatro Pace, 41
  • Orari: tutti i giorni 09.00-21.00
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 06 6880 3363
  • Descrizione Evento:

     

    20 22 è la mostra personale di Sveva Bellucci che tra gli altri presenta il suo ultimo lavoro, un omaggio al progetto che Luigi Ghirri intitolò Infinito e che nel 1974 lo portò a fotografare il cielo ogni giorno: 365 giorni di cieli.
    Soglia è il termine con cui Ghirri si riferisce al confine tra il proprio interno e l'osservazione del mondo. Soglia è il luogo in cui sembra accadere il gioco tra Sveva e i suoi lavori. E' un gioco intelligente, ironico, poetico e poi pop.

     

    In un tempo dove il tragico è manifesto sembra irriverente parlare di gioia, eppure è proprio

    questo che fa la gioia, si infila dove è inaspettata, crea bagliori impensabili per chi vuole restare murato nel buio come per una legge di fedeltà alle conseguenze di chi è più offeso dalla vita e dai suoi colpi.

    La gioia spunta improvvisa dal corpo, dallo sguardo che innocentemente ammira uno spiraglio luminoso nel buio, da una parola “sbagliata”, che invece è molto più appropriata di quella corretta, da una nuvola.

    E se la riconoscenza alleggerisce il peso della fortuna, la condivisione dà peso alla leggerezza della gioia.

    Si dice che si può dedicare al Buddha anche il volo di un uccello.

    Chandra Livia Candiani, Questo immenso non sapere

     

    “Oggetti paesaggio e io sono come parole in un “linguaggio di cose”. Il concetto di “cosalità” è un autentico schianto di impressioni.” Cosi Vernalda Di Tanna si riferisce alla poesia di Chandra Candiani, e non ho potuto fare a meno di sentire questo linguaggio di cose quanto mai vero nel lavoro di Sveva Bellucci.

    20 22 è una mostra che raccoglie i suoi progetti più recenti e che delinea una trasfigurazione dello sguardo e della sua intenzione.

    Dopo i tanti lavori centrati sulla mancanza, sulle tracce, sulle forme lasciate vuote da un passaggio umano, è come se la sua fotografia avesse manteuto lo stesso linguaggio ma spostato in un nuovo campo di attenzione.

    Rimane il segno, cambia la testimonianza. 

    I cieli di Sveva sono un omaggio al lavoro che nel 1974 Luigi Ghirri intitolò Infinito e che raccoglieva 365 foto di cieli. Cosa rende magico il lavoro di Ghirri? La sensazione di essere di fronte ad una realtà sospesa, alleggerita dal tempo, indefinita, abitata da ciò che manca. Soglia, è il termine con cui egli si riferisce al confine tra il suo interno e l’osservazione del mondo. Soglia è il luogo in cui sembra accadere il gioco tra Sveva e i suoi lavori. E’ un gioco intelligente, ironico, poetico, e poi pop.

    Divertiti complici di una disincantata gioia sono i pomodori, le fragole, i pirottini, le olive, i fiori, le briciole, gli imballi, gli scarti, le nuvole. 

    Un meta mondo in cui oggetti spiritelli sembrano molto divertiti da chi ancora, seriosamente,  si affanni ad  inseguire l’illusione  delle “magnifiche sorti e progressive”.

    Cosa vuoi dirmi sedia?

    Cosa puoi svelare ombra?

    Come posso fermarti tempo?

    Come posso contenerti cielo?

    Quando si è capaci di intraprendere un colloquio intimo con la natura profonda delle cose ci si accorge che siamo noi del mondo e non il contrario. 

    E il cielo aperto tutto intorno a noi.

    Elisabetta Remondi

     

    Niente, è che a me piacciono 

    da sempre le cose mute,

    quando l’io zittisce

    e si alza il volume della voce

    non solo degli uccelli

    ma anche del silenzio dell’armadio

    e del tavolo

    della lampada e del letto.

    Allora niente,

    vivo in una nuvola di luce

    dove tutto rabbrividisce

    e fa parola, allora bevo

    all’orlo del mondo, 

    alla sua fontana.

    Chandra Livia Candiani, La bambina pugile, ovvero la precisione dell’amore.