Patrizia Genovesi e Pipistro. Ex Machina

dal 28.10.2022 al 25.11.2022

Open Studio Photography Gallery

  • Autore: Patrizia Genovesi, Pipistro
  • Data Inizio: 28.10.2022
  • Data Fine: 25.11.2022
  • Dove: Open Studio Photography Gallery
  • Indirizzo: Via Villa Belardi, 18
  • Orari: lunedì-venerdì 13-18, sabato 10-13 / 17-19, mattina su prenotazione
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 3483358590
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    La mostra regala suggestioni e stimola riflessioni attraverso poesie, fotografie e video che offrono un punto di vista originale su un argomento che occupa oggi non solo speculatori del pensiero, ma anche scienziati e gente comune. 

    L’esponenziale progredire della tecnologia e l’avvento dell’automazione, infatti, sembrano aprire scenari presenti e futuri nei quali congegni inventati dall’uomo, dotati di una complessità sempre maggiore spesso anche in grado di auto apprendere, siano destinati ad acquisire autonomia e coscienza di sé. Ma siamo in grado di capire realmente che cosa sia la coscienza e soprattutto come si formi, e addirittura ipotizzare quando saremo in grado di creare macchine che ne siano dotate, o prevedere se e quando l’autoapprendimento si trasformerà in coscienza? Esiste dunque un passaggio possibile o quantomeno ipotizzabile tra intelligenza artificiale e intelligenza umana? Sappiamo che l’ostinazione degli esseri viventi nel perpetuare la propria esistenza non è legata alla coscienza ed anche gli esseri non coscienti vogliono continuare a vivere. La definizione della frase "deus ex machina”, che nelle tragedie greche indicava il dio che scende sulla terra e risolve la situazione, diventa nella mostra ex machina omettendo la parola deus e diventando letteralmente “dalla macchina”. Qual è dunque il pensiero della macchina e chi è macchina?

    Pipistro ipotizza, nella poesia, che la macchina non voglia essere spenta. Che rivendichi il diritto di esistere. Alle macchine senzienti viene regalato il beneficio dell’innocenza, nessun doppio intento, nessuna dicotomia del pensiero tra bene individuale e bene comune. Che farebbe l’uomo così bellicoso contro gli esseri viventi qualora la macchina non volesse morire? Spegnerebbe le macchine dando inizio all’apocalisse? L’opera di Pipistro affronta il tema della “Macchina” e del rapporto di questa con la coscienza. Le poesie sono organizzate in forme e disegni secondo una metrica rigorosa. I testi sono profondi e provocatori. Le poesie possono essere lette seguendo percorsi visivi differenti. Ogni percorso ha un proprio significato anche quando la poesia è strutturata in blocchi opposti o contigui. Questa sorprendente padronanza della parola e della metrica e un rigore formale assoluto suscitano stupore. Come è stato possibile realizzarle? “Spesso è la macchina che detta, che suggerisce”, questo afferma Pipistro. Di fronte a tanta originalità potremmo crederlo realmente... o forse è vero? Esistono processi matematici nascosti che gli consentono di produrre tali opere? Esiste una macchina che suggerisce? È la conoscenza del linguaggio e della metrica unite alla profondità culturale e alla sensibilità personale dell’artista che gli permettono di creare queste poesie? 

    Le fotografie di Patrizia Genovesi creano un’eco visiva e concettuale alle poesie e contemporaneamente se ne distaccano gettando sul tema una luce personale e altra. Sono opere fantastiche e oniriche, una pista che la fotografa segue utilizzando una concretezza lontana dalla composizione classica che ha sempre padroneggiato, per sperimentare in questo progetto nuove regole di organizzazione visiva e concettuale. L’artista dà il via anche ad un’ulteriore fase di sperimentazione applicando alla produzione di una parte di fotografie algoritmi di intelligenza artificiale, secondo un rapporto dialettico con i testi poetici e gli assunti speculativi che hanno ispirato la mostra. Il video ha uno stile visionario e profetico e vede la congiunzione tra i testi e musiche di Pipistro, e la regia e la fotografia di Patrizia Genovesi che unisce le forme espressive che le sono proprie realizzando un contenuto potente e attuale.

    I testi in catalogo sono di Patrizia Genovesi; il catalogo online sarà disponibile al termine della mostra e comprenderà anche i testi degli artisti in esposizione.

     

    Definizione di Ex Machina

    “La definizione della frase "deus ex machina" venne usata per indicare il dio che scende sulla terra e risolve la situazione. La frase trae origine dalla tragedia greca: in tale ambito, quando era necessario far intervenire una o più divinità sulla scena, l'attore che interpretava il dio era posizionato su una sorta di gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani chiamata appunto mechanè. L'attore veniva calato sulla scena dall'alto, simulando dunque l'intervento di una divinità che scende dal cielo. L'intervento ex machina degli dèi veniva usato, soprattutto dal tragediografo Euripide, per risolvere felicemente una situazione intricata e apparentemente senza possibile via di uscita.” 
    Wikipedia, Enciclopedia Libera

     

    EX MACHINA

    Ex machina nella mostra omette la parola deus e diventa letteralmente “dalla macchina”. Qual è dunque il pensiero della macchina e chi è macchina?

     

    Contesto del progetto

    L’esponenziale progredire della tecnologia e l’avvento dell’automazione sembrano aprire scenari presenti e futuri nei quali congegni inventati dall’uomo, dotati di una complessità sempre maggiore spesso anche in grado di auto apprendere, siano destinati ad acquisire autonomia e coscienza di sé. Ma siamo in grado di capire realmente che cosa sia la coscienza e soprattutto come si formi, e addirittura ipotizzare quando saremo in grado di creare macchine che ne siano dotate, o prevedere se e quando l’autoapprendimento si trasformerà in coscienza? Esiste dunque un passaggio possibile o quantomeno ipotizzabile tra intelligenza artificiale e intelligenza umana? Sappiamo che l’ostinazione degli esseri viventi nel perpetuare la propria esistenza non è legata alla coscienza. Anche gli esseri non coscienti vogliono continuare a vivere.


    La Mostra

    La mostra regala suggestioni e stimola riflessioni attraverso poesie, fotografie e video che offrono un punto di vista originale su un argomento che occupa oggi non solo speculatori del pensiero, ma anche scienziati e gente comune.

     

    Questioni fondamentali

    Il desiderio di creare è frutto di uno stadio evolutivo degli esseri viventi o è una qualità propriamente umana? Oltre a manipolare e trasformare quello che già esiste, saremmo potenzialmente in grado di inventare qualcosa che sia totalmente altro e dunque di creare realmente? Abbiamo la possibilità di costruire macchine che possano acquisire coscienza di sé e quindi evolversi autonomamente da noi, e che questo comprenda una completa liberazione dal nostro controllo e lo sviluppo di un istinto e capacità decisionali e creative che non siano solo simulate? Perché vogliamo creare macchine sempre più perfette e addirittura senzienti quando ci basta procreare per dare vita?

     

    Un mondo più giusto

    Costruire macchine efficienti ed autonome aiuta a sollevare l’uomo da una serie di incombenze onerose. Ma non solo, le enormi potenzialità che i sistemi di intelligenza artificiale hanno, qualora la velocità di calcolo e di stoccaggio delle informazioni aumenti, nell’elaborare e correlare le informazioni che derivano da un’esperienza “simulata”, ovvero dai dati che sono continuamente raccolti in tutto il mondo nel tempo, e processabili a velocità più elevate rispetto alla mente umana, potrebbe riservarci sorprese non prevedibili. L’esperienza stessa delle macchine ci potrà permettere di progredire. Le sofisticate “deduzioni” e correlazioni di supercomputer che hanno a disposizione storici giganteschi, che memorizzano non solo i miliardi di libri che sono stati prodotti dall’umanità, ma le ricerche, gli spostamenti, le immagini e ancora mille altre cose potranno aiutarci a creare un mondo più efficiente. Ma anche più giusto?

     

    Consapevolezza

    Spinti da scienza e fantascienza siamo portati a pensare che la consapevolezza sia frutto della complessità. Esistono studi scientifici in merito, ma ancora non siamo arrivati ad un punto definitivo. Il dubbio permane.

     

    Autoapprendimento

    Le macchine che auto apprendono imparano seguendo “ragionamenti algoritmici” criteri logico matematici che sono stati inseriti da chi le ha progettate che possono arricchirsi lungo strutture definite e controllabili. Questo fa capire come anche le capacità decisionali dei computer siano il frutto di calcoli e correlazioni che costituiscono sempre una complessificazione dei principi fondanti. Anche il livello di autonomia decisionale, pensiamo per esempio a sistemi automatici di sicurezza, ad algoritmi di volo etc… resta all’interno di range definiti. Naturalmente sia in una fase sia ideativa che realizzativa potremmo creare macchine con autonomie che vadano potenzialmente fuori controllo, che siano viziate da errori progettuali, da bias negativi, situazioni pregiudiziali e discriminatorie pericolose e lesive per individui, gruppi di individui o per l’intera umanità. Le macchine riflettono conoscenze pensieri e pregiudizi degli uomini che le programmano e quindi un mix di misconoscenze ed errori potrebbe creare intelligenze artificiali pericolose che, data la complessità potrebbero amplificare le storture e andare fuori controllo in modo definitivamente distruttivo. Sarebbe tale la complessità degli algoritmi derivati che correggerli potrebbe risultare impossibile una volta dato… il là. Le macchine in pratica ci riflettono, ma possono amplificare i nostri errori proprio a causa della complessità algoritmica. Potrebbero anche autocorreggersi, entro certi limiti, ma sempre che siano correttamente predisposta a farlo.

     

    Un quesito

    Qualora la consapevolezza di sé fosse uno stadio evolutivo derivante da certi livelli di complessità cerebrale quale sarebbe in ultima istanza la differenza tra macchina e uomo? E infine, chi, o che cosa… sarebbe l’uomo?

     

    GLI ARTISTI

    L’innocenza

    Pipistro ipotizza, nella poesia, che la macchina non voglia essere spenta. Che rivendichi il diritto di esistere. 

     

    Alle macchine senzienti viene regalato il beneficio dell’innocenza, nessun doppio intento, nessuna dicotomia del pensiero tra bene individuale e bene comune.

    Che farebbe l’uomo così bellicoso contro gli esseri viventi qualora la macchina non volesse morire?

    Spegnerebbe le macchine dando inizio all’apocalisse?

    La Poesia di Pipistro

    L’opera di Pipistro affronta il tema della “Macchina” e del rapporto di questa con la coscienza.

    Le poesie sono organizzate in forme e disegni secondo una metrica rigorosa. I testi sono profondi e provocatori.

    Le poesie possono essere lette seguendo percorsi visivi differenti. Ogni percorso ha un proprio significato anche quando la poesia è strutturata in blocchi opposti o contigui.

    Questa sorprendente padronanza della parola e della metrica e un rigore formale assoluto suscitano stupore. Come è stato possibile realizzarle?

    “Spesso è la macchina che detta, che suggerisce”, questo afferma Pipistro. 

    Difronte a tanta originalità potremmo crederlo realmente… o forse è vero? 

    Esistono processi matematici nascosti che gli consentono di produrre tali opere? 

    Esiste una macchina che suggerisce? E’ la conoscenza del linguaggio e della metrica unite alla profondità culturale e alla sensibilità personale dell’artista che gli permettono di creare queste poesie?

     

    Le immagini di Patrizia Genovesi

    Le fotografie di Patrizia Genovesi creano un’eco visiva e concettuale alle poesie e contemporaneamente se ne distaccano gettando sul tema una luce personale e altra.

    Sono opere fantastiche e oniriche, una pista che la fotografa segue utilizzando una concretezza lontana dalla composizione classica che ha sempre padroneggiato, per sperimentare in questo progetto nuove regole di organizzazione visiva e concettuale. 

    L’artista dà il via anche ad un’ulteriore fase di sperimentazione applicando alla produzione di una parte di fotografie algoritmi di intelligenza artificiale, secondo un rapporto dialettico con i testi poetici e gli assunti speculativi che hanno ispirato la mostra.

     Il video ha uno stile visionario e profetico e vede la congiunzione tra i testi e musiche di Pipistro, e la regia e la fotografia di Patrizia Genovesi che unisce le forme espressive che le sono proprie realizzando un contenuto potente e attuale.