Daniela Monaci e Sonia Gentili. Cosmogonie

  • Autore: Daniela Monaci, Sonia Gentili
  • Data Inizio: 16.06.2022
  • Data Fine: 04.09.2022
  • Dove: Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese
  • Indirizzo: Viale Fiorello La Guardia
  • Orari: martedì - venerdì 13-19, sabato e domenica 10-19
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 060608
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  • Descrizione Evento:

     

    La mostra Cosmogonia presenta opere di Daniela Monaci e poesie di Sonia Gentili trasformate in installazione visiva (sette Fogli e un Libro con testo dinamico) dal collettivo L’uomo che non guarda (Sonia Gentili e Ambrogio Palmisano).

    Le personalità degli artisti sono legate dall’intento di superare i limiti della percezione ottica per trovare uno sguardo profetico calato nel nucleo incerto della realtà, alla ricerca di un disvelamento “apocalittico” posto sul fragile crinale che divide l’apparire e l’accadere delle cose, nel “punto d’intersezione del senza tempo col tempo” evocato nei Quattro quartetti di T. S. Eliot.

    La mostra, a cura di Lorenzo Canova, è ospitata al Museo Carlo Bilotti dal 16 giugno al 4 settembre 2022 ed è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi culturali di Zètema Progetto Cultura.

    Nella mostra le trame e le geometrie della natura entrano in un rapporto di corrispondenze col dipanarsi dei versi sulle pagine elettroniche, in un perenne andamento di emersione e di inabissamento della parola e delle forme innestate agli intrecci metamorfici di un mondo in bilico fra la sua trasformazione e la sua immutabile matrice originaria.

    Le opere sono armonizzate agli spazi del museo Bilotti per accompagnarci in un viaggio i cui punti di partenza e di approdo restano però sospesi nell’incertezza di una strada realizzabile solo attraverso la personale immersione nella profondità della mostra.

    Daniela Monaci traccia le rotte di una navigazione pensata per Smarrirsi (titolo di un suo ciclo di opere) e ritrovarsi nelle riapparizioni figurali di esseri umani che affiorano da un mare di nebbia, da una caligine simbolica che avvolge i corpi e li restituisce come alla fine di un naufragio, nella ri-creazione cosmogonica di un mondo in cui nuove terre sorgono dalle acque del nulla, evocate dallo sguardo accecato di occhi chiusi ma immersi nelle tenebre annunciatrici della profezia.

    I Fogli e il Libro del collettivo L’uomo che non guarda trasformano i testi di Sonia Gentili in poesia visiva in cui il testo, dinamizzato in modo da emergere gradualmente, è in cammino verso la sua forma. Le parole affiorano pian piano come fioriture di nero nel candore della carta digitale, visione imperfetta per speculum in aenigmate di un mondo terreno a cui il mistero dell’esistere nega e concede arbitrariamente la speranza di un mondo superiore.

    In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo da Ensemble Edizioni, Roma, con testi di Lorenzo Canova, Giovanna dalla Chiesa, Giorgio Patrizi con un contributo del Collettivo L’uomo che non guarda.

     

    Sonia Gentili è scrittrice, docente universitaria (Sapienza Università di Roma), saggista (ultimo volume: Novecento scritturale. La letteratura Italiana e la Bibbia, Carocci editore, 2016), giornalista culturale (“Il Manifesto”). Ha pubblicato quattro libri di poesia (L'impero e la Gorgone, Perrone, 2007; Parva naturalia, Aragno, 2012; Viaggio mentre morivo, Aragno, 2015, premio Viareggio 2016 e premio Pisa 2016; I quattro gesti della creazione, Aragno, 2020, a cui la performer israeliana Yael Karavan ha ispirato un video) e un romanzo (I filosofi, Castelvecchi 2019); è in uscita presso Ali Ribelli edizioni la sua prima opera narrativa per ragazzi, Favole per credere alle favole, con illustrazioni di Lino Fiorito. Nel 2020 insieme ad Ambrogio Palmisano ha dato vita al collettivo artistico L’uomo che non guarda (www.luomochenonguarda.com).

    Daniela Monaci si forma all’Accademia di belle arti di Roma con Toti Scialoja, dove
    incomincia dipingendo. Ma la scoperta delle nuove possibilità di costruzione dell’immagine con i software del computer la porta a privilegiare molto presto l’uso della fotografia.

    Le sue opere, visionarie e poetiche, sono state definite “Fotopittura”.
    La fotografia, infatti, è solo un atto iniziale, come gli appunti per il pittore, attraverso cui raccogliere il materiale che il mondo le offre; poi, a studio, lavora con una lunga e sapiente elaborazione con i software in un processo totalmente immaginario, che tende a indagare il mistero delle cose. Questo slittamento tra i linguaggi è particolarmente interessante: infatti questo linguaggio, che è fotografia, ma nello stesso tempo non è fotografia, è esso stesso veicolo del contenuto caro all’artista, che indaga il rapporto tra realtà ed immaginario, tra visibile e invisibile. Come ha detto dilei il poeta Mario Luzi “ci mostra cose insolite dal nostro solito mondo” Una parte importante della sua ricerca è dedicata alle diverse possibilità di stampa, attraverso cui ha esperimentato diversi materiali e tecniche, dalla materialità fredda e specchiante del plexiglass, alla venatura calda del legno, a diversi tipi di carta, a forme di tecnica mista con tempera, stampa e disegno.

    Dalla fotografia al video il passaggio è venuto naturale e le ha offerto l’occasione per indagare il rapporto tra immagine e musica

    Un’ altra caratteristica del suo lavoro è la forte vocazione a misurarsi con lo spazio, attraverso le installazioni, che le permettono di esprimere la sua sensibilità nel cogliere lo spirito dei luoghi, i ritmi dello spazio e la sua creatività nell’uso di diversi materiali: dalla creta alle stoffe, alle perle, alla polvere di colore, ad elementi vegetali, alla presenza fisica delle persone, come in un tableau vivant, fino ad oggetti trovati per strada.

    Oggi in particolare sta riflettendo sul rapporto tra immagine bidimensionale e corpo tridimensionale, attraverso la manipolazione della creta.

    Da sempre è interessata a interagire con altre discipline artistiche.
    Ha lavorato con la compositrice Giovanna Natalini, con Musica Verticale all’ Auditorium Goethe Institut e con Nuova Consonanza alla American Accademy di Roma.
    Suoi quadri sono presenti nelle scenografie di Rocco Schiavone e di Studio Battaglia
    Per la regia di Simone Spada.
    In questa mostra presenta un intenso dialogo con la poesia di Sonia Gentili.

    Dal 1994 ha esposto in numerose mostre personali e collettive, in sedi istituzionale e in gallerie private.
    Sue opere sono presso il Ministero degli Affari Esteri e nella Collezione Permanente dell’Istituto Nazionale per La Grafica.

    Gallerie di riferimento:
    DE CRESCENZO E VIESTI

    GALLERIA SINOPIA

    Ambrogio Palmisano vive e lavora a Bari. Regista di documentari, programmi televisivi e spot, ha lavorato presso il centro di produzione Arti Visive Bari e ha collaborato con registi come Giuseppe Adriano, Mario D’Iorio, Fabio Segatori, Tommaso La Pegna, Roberto Barbera. Ha ottenuto il Premio Airone per il montaggio al 6° Festival Internazionale del Film Turistico di Montecatini (con “Itinerario tra le Nuvole” di Tommaso Lapegna). Ha partecipato al Torino Film Festival 2000 con il montaggio di “Come puoi Pensare che è Finito? Il Cinema di Enzo G. Castellari”(2000), di Fabio Segatori (finalista concorso Corto Barese ediz. 2004) ed ha ottenuto il premio Miglior Regia Puglia spot awards 2007. Attualmente collabora con la società di produzione Kinovan Srl. Accanto alla carriera professionale continua la sua ricerca nella video arte, che nel 2020 lo ha condotto a dar vita insieme a Sonia Gentili al collettivo artistico L’uomo che non guarda (www.luomochenonguarda.com).

     

    L’uomo che non guarda è un collettivo artistico che esplora l’accadere dello sguardo umano.

    Tale sguardo attraversa la realtà senza poterla dominare: esiste nel divenire della messa a fuoco, della dissolvenza, della ricerca e della perdita continua del proprio oggetto.

    Questa visione intenta a trovare le proprie strade, a percorrerle, ad abbandonarle per scegliere il buio è anche l’esperienza della poesia: un movimento verso la forma per chi la crea come per chi, leggendola, richiama immagini e parole al loro accadere.

    Tanto nel processo creativo quanto durante la lettura il testo accade con una processualità non lineare.

    Del testo poetico l’occhio cattura subito l’immagine complessiva cogliendone le parti interrelate (ripetizioni, opposizioni, isomorfismi).

    La lettura non è altro che la dinamizzazione di questa intuizione d’insieme.

    Attraverso sette installazioni con schermo - un Libro e sei Fogli - L’uomo che non guarda propone l’esperienza della poesia che unisce poeta e lettore: il movimento verso la forma.

    Lo schermo dell’Uomo che non guarda è un foglio bianco dal quale emergono parole o insiemi di parole attraverso un processo di assolvenza: “colorandosi” di inchiostro progressivamente e con varia intensità.

    Il testo poetico emerge come quando è percepito sulla pagina: còlto nella sua immagine totale, di cui sono messi subito, simultaneamente a fuoco gli elementi strutturali e poi si disegnano le articolazioni meno evidenti. Il testo in movimento è così una scatola nera non solo della lettura, ma anche del ritmo, del respiro, dell’attraversamento di uno spazio che la pagina poetica ha congelato in sé e che l’atto di leggere libera ogni volta.

    Sul piano tecnico si è svolto un lavoro di fine artigianato dell’immagine affidato a calcoli rigorosi: la ricerca della consistenza e della grana della carta (immagine realizzata con macchina fotografica professionale, in alta qualità non compressa), di un carattere il più possibile vicino a quello del libro stampato, il mantenimento dell’architettura del testo (che ha comportato un adattamento dell’immagine per la mise en page), la produzione delle clip relative alla singola unità di testo che emerge dal foglio.

    Ogni parola o gruppo di parole – in sostanza, le unità minime che si vedono emergere dal foglio - è stato trattato come singola immagine fotografica in formato png.

    Mentre i sei Fogli sono costituiti da un semplice schermo su cui affiora il testo, il Libro è composto da uno specchio e uno schermo (50 x 80) “rilegati” tra loro, in modo che il testo è un riflesso progressivo dell’indecifrabile.

    Il lettore / visitatore si trova di fronte al libro aperto. Il testo emerge sulla pagina 1 (lo schermo) al contrario ed è riflesso dalla pagina 2 (lo specchio) in forma leggibile.

    Tra la pagina 1 – testo al contrario – e la pagina 2 – testo leggibile – c’è il lettore, che vede “accadere” il testo, partecipa alla sua genesi e alla sua decifrazione, fa esperienza visiva del dinamismo delle parole che vive interiormente quando legge. Vede la sua mente leggere.

    L’uso di oggetti (schermi di tv e computer, specchi) presentati in una veste “realistica”, non astratta dall’imperfezione quotidiana, è un riferimento alle umili circostanze materiali in cui ogni esperienza – anche la più misteriosamente interiore – ha luogo.

    Queste opere sviluppano la ricerca intrapresa da Antonio Maria Polito (1969-2015) con l’opera One and Three 4’33” – Prolegòmeni (primo premio sezione video, fiera internazionale di arte contemporanea “Paratissima” 2014 – Torino).

    I testi impiegati - terreno di incontro tra la poesia di Sonia Gentili e l’opera di Daniela Monaci - sono tratti da S. Gentili, I quattro gesti della creazione, Aragno 2020, ad eccezione di Cosmogonia, Frammento ed Eravamo alberi, inediti e nati per questa mostra.