Lo stato dell'arte. Focus sulla fotografia 2020-2022

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Patrizia Genovesi - Nel corso della tavola rotonda tenutasi presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma il 5 ottobre 2022 sono stati presentati alcuni dati relativi all’andamento del mercato dell’arte in generale e di quello della fotografia in particolare. 

Il mercato globale dell’arte

A livello internazionale, il mercato dell’arte vive una stagione molto favorevole, con fatturati crescenti: 

Fatturato globale arte contemporanea giugno 2020 - giugno 2021

$2,7 mld.

Vendite totali arte e antichità da parte di case d'asta e intermediari 2021

$65,1 mld., +29% vs, 2020

Fatturato totale case d'asta 2021

$26,3 mld., + 47% vs, 2020

Fatturato totale - solo aste 2020

$10,6 mld.

Unsold rate (tasso di invenduto nelle aste) 2020

34%, stabile sul 2019

Sotheby’s – ricavi complessivi 2020

$5 mld. (70% dalle aste)

Christie’s – ricavi complessivi 2020

$4,4 mld. (70% dalle aste)

Fonti: Artprice Annual Report e Art Basel/UBS - The Global Art Market in 2021

 

Il momento felice si è confermato nella prima metà del 2022, come evidenziato da una serie di indicatori quali l’incremento del fatturato complessivo (+8% rispetto al primo semestre 2021), il record del numero di lotti aggiudicati (326.000 contro i 313.400 del primo semestre 2021) e il secondo miglior risultato di tutti i tempi per un’asta d’arte ($195 milioni, Christie’s).

Il quadro è dominato dai paesi anglosassoni, USA e UK su tutti, seguiti dalla Cina e, a grande distanza, da paesi europei come la Germania e la Francia. L’Italia si colloca intorno alla decima posizione in questa classifica, molto distanziata dai primi.

Nondimeno, i dati disponibili confermano anche per l’Italia il momento favorevole, segnato dall’interesse crescente degli acquirenti. Il Giornale dell’Arte ha pubblicato i risultati della sua indagine annuale sulle principali case d’asta del paese, da cui risulta che nel 2021 il fatturato non solo ha completamente recuperato il forte calo del 2020, penalizzato dalla pandemia, ma ha segnato addirittura un progresso di quasi 50 milioni di euro rispetto al 2019, dimostrandosi il migliore degli ultimi cinque anni. La tabella che segue mostra la classifica delle principali case d’asta italiane in base al fatturato del 2021:

Casa d’aste

Fatturato 2021 (milioni di euro)

Pandolfini 

46,5

Il Ponte 

38,6

Cambi 

36,6

Bolaffi

36,0

Meeting Art

33,0

Sotheby's

29,0

Wannenes 

24,7

Finarte 

19,7

Christie's 

14,7

Bertolami 

13,2

Farsetti

12,0

           Fonte: Il Giornale dell’Arte

 

La tabella che segue mostra alcuni ulteriori dati del mercato italiano relativi al 2019:

Numero gallerie d'arte in Italia 

1.667 (erano 2.277 nel 2011)

Numero antiquari

1.593 (erano 1.890 nel 2011)

Numero case d'asta 

79 (erano 85 nel 2011)

Distribuzione fatturato (somma di gallerie, case d'asta e antiquari)

Sopra Eur. 20 mln: 1% delle imprese

Tra Eur. 5 e 10 mln.: 2% delle imprese

Tra Eur. 1 e 5 mln.: 18% delle imprese

tra 500.000 e 1 milione: 10% delle imprese

Tra 200.000 e 500.000: 16% delle imprese

Sotto 200.000: 53% delle imprese

Fonte: Nomisma, rapporto “Il valore dell’Industry dell’arte in Italia", 2021

 

I dati offrono lo spaccato di un settore caratterizzato da dinamicità elevata. In particolare, alla crescita del fatturato rilevata in precedenza si accompagna una concentrazione crescente attraverso l’uscita dal mercato di un numero significativo di imprese, che evidentemente non riescono a trovare una configurazione efficace e a sviluppare un giro d’affari sufficiente a consentirne la sopravvivenza. La distribuzione delle imprese per dimensione dimostra tuttora una significativa parcellizzazione con prevalenza di piccole realtà, che restano vulnerabili e maggiormente esposte alle fluttuazioni della domanda.

Nomisma ha anche stimato l’impatto globale prodotto dall’industria dell’arte sull’economia italiana, considerando l’indotto connesso all’attività di operatori che collaborano in maniera sistematica e continuativa con il settore dell’arte: logistica, assicurazioni, fiere, restauratori, artigiani, istruzione, pubblicazioni, etc. Applicando un proprio modello, Nomisma ha stimato l’impatto economico complessivo in 3,78 miliardi di euro nel 2020, dimostrando come il settore dell’arte abbia una rilevanza molto significativa per l’economia, ben al di là della semplice compravendita di oggetti d’arte.

Il mercato della fotografia

In questo quadro, il mercato della fotografia si presenta contrastato e popolato da luci ed ombre.

La fotografia attrae indubbiamente un interesse crescente da parte del pubblico e delle istituzioni. È diffusa in molti paesi, specialmente anglosassoni, la tendenza a creare spazi pubblici dedicati, con l’obiettivo sia di attrarre pubblico verso questa forma d’arte, sia di sostenerla attraverso commissioni ed acquisti. In questo contesto si è inserita anche l’Italia, con il Piano Strategico di Sviluppo della Fotografia in Italia 2018-2022 varato dal MIBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). 

Nondimeno, la fotografia è a tutt’oggi una nicchia di importanza marginale nel complesso dell’arte, con un’incidenza dell’1% sul fatturato mondiale delle aste nel 2020 (dato Artprice Annual Report). Secondo lo Art Finance Report 2021 di Deloitte, nel triennio 2018-2020 sono state in tutto il mondo solo 39 le aste di fotografia che hanno realizzato un fatturato superiore a 1 milione di dollari. 

Al tempo stesso, alcune survey rivelano un significativo interesse da parte dei collezionisti verso questa forma d’arte. Ad esempio, il report The Global Art Market in 2021 di Art Basel/UBS menziona un sondaggio secondo cui il 47% dei collezionisti più facoltosi (i cosiddetti “High Net Worth”) si sono dichiarati intenzionati ad acquistare fotografia nell’anno seguente. 

Da parte nostra, abbiamo realizzato due sondaggi attraverso Google somministrando questionari dedicati a campioni significativi di popolazione aspecifica in Italia e negli Stati Uniti.

Il 37% del campione statunitense risulta non essere interessato al possibile acquisto di fotografie. I soggetti rimanenti pongono alcune condizioni per considerare un acquisto: il 17% giudica condizione necessaria (anche se non sufficiente) la tiratura limitata; il 16% vede ritiene necessaria l’aspettativa di un incremento di valore dell’opera, che è dunque vista come un investimento; solo il 12% è interessato alla notorietà dell’autore. Il 14% di questo campione considera un possibile acquisto di fotografia come possibile senza particolari garanzie, ma solo per un prezzo inferiore ai 300 dollari.

In Italia, le risposte cambiano in misura significativa. La propensione all’acquisto di fotografia è significativamente più bassa, e sale al 56% la percentuale delle persone che si dichiarano non interessate. Tra coloro che considerano un possibile acquisto, solo il 17% è interessato alla certificazione della tiratura limitata mentre il 12% ricerca autori noti. La motivazione legata all’investimento in vista di un incremento di valore è del tutto assente. Al contrario, il 48% dei potenziali acquirenti dichiara che il criterio prioritario per la scelta è la rispondenza dell’immagine al proprio gusto personale, una motivazione praticamente assente tra le risposte degli intervistati americani. Anche in Italia il 14% del campione potrebbe acquistare una fotografia per una cifra fino a 300 euro.

Il limitato interesse per l’acquisto di fotografia può sembrare sorprendente e contro-intuitivo, data l’enorme proliferazione di materiale fotografico immesso in rete (a titolo di esempio, DigitalGYD stima che solo su Instagram vengano caricate ogni giorno 80 milioni di fotografie, e secondo Omnicore le foto caricate fino ad oggi su questo social network superano i 50 miliardi). In realtà, proprio questo fenomeno contribuisce alla ristrettezza del mercato, poiché favorisce l’idea che la realizzazione di fotografie sia un’attività “facile” che non richiede né maestria né lavoro, legata più alla qualità del mezzo che all’abilità dell’autore, e inoltre determina la diffusione di gusti estetici standardizzati e uniformi che mettono al margine gli autori dotati di maggiore originalità. 

Inoltre occorre notare la fortissima crescita delle agenzie di stock, il cui fatturato ha raggiunto i 3,3 miliardi di dollari nel 2020 e si stima possa raggiungere i 4,2 miliardi entro il successivo quinquennio. Queste agenzie mettono a disposizione a basso costo vastissimi database di fotografie di alta qualità prive di copyright, che rappresentano il bacino preferenziale per una grande parte della domanda di fotografie destinate a marketing e comunicazione.

Questi fenomeni costituiscono un contesto con il quale i fotografi sono chiamati a confrontarsi per individuare il profilo operativo e la configurazione di business più efficace per la loro specifica attività. La fotografia d’autore, in particolare, vive un periodo difficile, che spinge alcuni commentatori al pessimismo più radicale (“la fotografia d’arte è morta”). Da parte nostra non condividiamo questa sfiducia così estrema. La fotografia sta attraversando una fase di sviluppo che la sta portando ad essere uno strumento disponibile a tutti e utilizzabile per gli scopi più vari, similmente a quanto è accaduto ad esempio per la scrittura. Tuttavia la “massificazione” dello strumento e la standardizzazione del gusto non eliminano in alcun modo l’utilità della fotografia ai fini dell’espressione artistica, che rimarrà viva come esigenza incomprimibile della creatività umana. Abbiamo anche fiducia nella continuazione del trend di progressivo incremento dello spazio destinato alla fotografia nell’ambito del collezionismo d’arte. 

In questo contesto, i fotografi che intenderanno perseguire la strada della produzione artistica saranno chiamati a porre sempre maggiore attenzione al rigore con il quale rassicureranno i potenziali acquirenti circa i timori legati alla riproducibilità delle fotografie, alla scarsa affidabilità delle tirature limitate, alla spesso limitata tracciabilità delle provenienze ed alla qualità della stampa (inclusi i problemi legati al deterioramento del materiale nel tempo), che limitano la propensione di collezionisti ed istituzioni a considerare la fotografia un investimento solido.