L’Italia è un desiderio Fotografie, paesaggi e visioni 1842 – 2022. La mostra alle Scuderie del Quirinale

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Patrizia Genovesi - La mostra "L'Italia è un Desiderio" offre una vasta panoramica di immagini provenienti dagli archivi della Fondazione Alinari e del Mufoco, coprendo un ampio spettro temporale, dalla fotografia paesaggistica pionieristica ai giorni nostri. Questa esposizione, attraverso una progressione di tecniche e stili, illustra la trasformazione nel modo di ritrarre l'Italia, evidenziando sia la sua celebre bellezza sia le sue complessità.

Le Scuderie del Quirinale ospitano più di 600 opere che evidenziano una varietà di tecniche, materiali e formati. Il percorso inizia con le immagini degli Archivi Alinari e prosegue con le opere del Museo di Fotografia Contemporanea, passando attraverso i primi negativi retroilluminati. Un elemento interessante della mostra sono gli accostamenti: opere diverse nel tempo ma simili in tecniche, temi o luoghi, offrendo nuovi spunti di riflessione sul ruolo e l'evoluzione della fotografia.

La mostra rappresenta un viaggio attraverso l'Italia: dalle immagini quasi pittoriche della collezione Alinari alle suggestive vedute di Luigi Ghirri, dai ritratti industriali di Gabriele Basilico alle sperimentazioni più recenti.

Nell’esposizione si delinea un concetto evoluto di paesaggio, che abbraccia aspetti tangibili e intangibili dando libertà all'interpretazione individuale. La mostra non si prefigge di narrare una storia della fotografia italiana, ma vuole immergere il visitatore in un viaggio distintivo attraverso le immagini delle due collezioni.

 

Dal pittorialismo alla crossmedialità

Il pittorialismo si afferma come un movimento che ha contribuito fortemente al posizionamento della fotografia nel mondo artistico. 

Inizialmente concepita come uno strumento rigorosamente documentario, al contrario della pittura la fotografia ha abbracciato progressivamente elementi artistici e compositivi tipici dell'arte pittorica, beneficiando delle capacità tecniche delle prime macchine fotografiche in grado di catturare dettagli suggestivi e nitidi.

La fotografia ha iniziato a trasformarsi grazie alle evoluzioni tecnologiche che hanno portato a macchine più trasportabili e all'ascesa della fotografia industriale che ha rappresentato una svolta economica significativa in grado di contribuire all’evoluzione tecnica del mezzo fotografico. La fotografia è diventata non solo uno strumento di racconto fedele, ma anche di promozione ed espressione artistica. Con il tempo è stata strumento fondamentale per le avanguardie e veicolo di messaggi culturali forti. La sua essenza documentaria si è evoluta abbracciando un approccio più concettuale, pur mantenendo sovente un carattere minimalista ed essenziale.

 

La mostra 

La storia della fotografia racconta di una transizione affascinante: da semplice mezzo di documentazione a riconosciuta forma d'arte visiva. Questa evoluzione è stata particolarmente evidente quando la fotografia ha cominciato a focalizzarsi sulle vedute urbane, offrendo una nuova prospettiva che superava le tradizionali tecniche incisorie.

Nel XIX secolo, Firenze, con la sua storia e la sua bellezza, divenne una fonte d'ispirazione per artisti come Leopoldo Alinari. Attraverso l'uso di tecniche avanzate, ha potuto catturare l'essenza della città in modi che prima erano impensabili. Allo stesso modo, Michele Petagna ha dato vita alle metropoli italiane, donando loro un tocco scenografico unico. Tommaso Cuccioni, con il suo sfondo nell'incisione, ha ritratto l'Italia in tutta la sua splendida diversità, sottolineando come arte, natura e patrimonio possano fondersi perfettamente.

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Ma non era solo una questione di tecniche o soggetti; era anche una questione di stile. E ciò è evidente nei lavori di pionieri come Richebourg e innovatori come Caneva. Gli studi di fotografia, in particolare quelli dei Fratelli Alinari, hanno avuto un ruolo cruciale nel definire come vediamo l'Italia attraverso la lente fotografica.

L'evoluzione tecnica, come la chiarezza migliorata nei negativi su carta, ha permesso ai fotografi di esplorare nuove atmosfere, come quelle intense di Chouanard. Allo stesso tempo, l'attenzione al dettaglio è diventata fondamentale, come dimostrato da artisti come von Gloeden, mentre Roster ha trovato modi innovativi per fondere scienza e arte.

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Con l'arrivo del XX secolo, la fotografia ha iniziato a riflettere ancora di più le sfumature della vita quotidiana. Fotografi come Lattuada hanno raccontato storie di vita quotidiana, e altri, come Maraini e Balocchi, hanno celebrato la grandiosità e la maestosità del paesaggio italiano. Attraverso queste lenti, abbiamo visto l'Italia e il suo popolo in modi sempre nuovi e affascinanti.

La selezione Mufoco illustra magistralmente la trasformazione della fotografia e dell'Italia. Nella sezione contemporanea, autori come Basilico, Iodice e Ghirri sottolineano il loro significato in questa evoluzione.

Dalla centralità del paesaggio nelle prime narrazioni, grazie a fotografi come Battaglia e Patellani, si è arrivati alle sperimentazioni concettuali degli anni Settanta con Cresci e Giacomelli. Questo percorso è culminato nel "Viaggio in Italia" di Ghirri, segnando un cambio di paradigma con fotografi come Basilico e Guidi.

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Un pensiero critico

Sono nata a Milano durante il baby boom e vi ho trascorso la maggior parte della mia vita. Ho respirato l'atmosfera della "Milano da bere", assistito al boom industriale, vissuto l'epoca della grande immigrazione e osservato la metamorfosi del paesaggio urbano. Mi identifico profondamente nei paesaggi urbani immortalati da Basilico e nell'Italia ritratta da Ghirri, che non solo ha documentato il nostro paese ma anche i luoghi di svago di quei tempi. Rivedo in questi autori anche l'Italia descritta da Antonioni, un visionario che, pur essendo sempre "sul pezzo", ha narrato un'Italia emergente dal dopoguerra, esplorando le nuove opportunità di prosperità e libertà.

Osservando le fotografie accuratamente scelte dalla Fondazione Mufoco, ho apprezzato una notevole capacità di catturare l'essenza di quegli anni. Le immagini raccontano non solo i grandi cambiamenti, ma anche il profondo senso di vuoto, la distanza emotiva, l'isolamento sociale. Esse rivelano la cautela con la quale l'Italia cercava di districarsi dal caos post-bellico per definire una nuova identità collettiva, inclusiva e accogliente. L'elemento comune in queste opere è un minimalismo estetico, una tendenza all'essenziale che riscontro anche negli stili di Jodice e Fontana.

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Nel tempo, ho notato che la fotografia ha sviluppato una certa retorica e un'inclinazione al manierismo. Ma la mostra dimostra che l'identità culturale è in costante evoluzione. Siamo testimoni di un nuovo inizio, un cammino di discernimento in un'epoca iper-connessa.

La mia formazione in storia dell'arte mi lega alla composizione rinascimentale e classica, e ad una profonda passione per il colore nata dall'ammirazione per la grande pittura. Apprezzo il gusto e la sensibilità del pittorialismo fotografico, sia per la sua estetica che per la sua raffinatezza.

Visitare questa mostra è stato un vero piacere. Seguendo il cambiamento dell'Italia si ripercorre anche l'evoluzione tecnica e narrativa della fotografia. Questo viaggio mostra come, in poco più di un secolo, la nostra percezione visiva e sociale sia mutata, oscillando tra estremi fino a trovare un equilibrio minimalista che stimola la riflessione sull'essenza del concetto artistico, fotografia inclusa.

Emergono alcune domande fondamentali: dove si posiziona il confine tra minimalismo e superficialità? Come può la fotografia incorporare la narrativa del pittorialismo, l’eredità compositiva della grande pittura e, al contempo, costruire una propria identità? Molti artisti contemporanei hanno cercato risposte a queste domande, spingendosi oltre le tradizioni consolidate, abbracciando le nuove tecniche digitali e sperimentando la crossmedialità.

 

Appendice

 

Breve selezione di autori in mostra 

Girault de Prangey

Joseph-Philibert Girault de Prangey, nato a Langres nel 1804 e deceduto a Le Val-d'Esnoms nel 1892, è stato un rinomato fotografo e disegnatore francese. Sebbene focalizzato principalmente sul Medio Oriente, le sue fotografie rappresentano alcune delle prime immagini di luoghi come Grecia, Palestina e Turchia. Curiosamente, queste opere sono state riscoperte solo negli anni '20 e divulgate all'opinione pubblica quasi un secolo dopo.

Formatosi in pittura all'École des Beaux-Arts di Parigi, nel 1841 Girault imparò la dagherreotipia, probabilmente grazie a maestri come Louis Daguerre o Hippolyte Bayard. Tra il 1841 e il 1844, spinto da una passione per l'architettura mediorientale, viaggiò tra Italia e Mediterraneo orientale, realizzando oltre 900 dagherrotipi. Tornato in Francia, produsse acquerelli e disegni ispirandosi alle proprie fotografie e pubblicò un libro di litografie. Malgrado il suo talento, Girault scelse di non mostrare pubblicamente le sue fotografie durante la sua vita.

Calvert Richard Jones

Calvert Richard Jones, nato nel 1804 e morto nel 1877, fu un matematico e pittore gallese rinomato per i suoi paesaggi marittimi. Proveniente da una famiglia benestante di Swansea, Jones ricevette un'istruzione prestigiosa, frequentando l'Eton e poi l'Oriel College di Oxford. Successivamente, assunse il ruolo di rettore a Loughor e strinse amicizia con figure come John Dillwyn Llewelyn e Christopher Rice Mansel Talbot. Sebbene non abbia fatto della fotografia la sua professione principale, tra gli anni '40 e '50 del XIX secolo, immortalò scenari di Swansea e di altri luoghi come Francia, Italia e Malta. Innovò anche nel campo della fotografia panoramica, sovrapponendo immagini per ottenere un effetto ampio.

Frédéric Flachéron

Frédéric Flachéron, nato a Lione nel 1813 e scomparso a Parigi nel 1883, fu uno scultore e tra i pionieri della fotografia a Roma. Era figlio di un noto architetto, Jean François Charles André Flachéron, e iniziò la sua formazione artistica alla Scuola Reale di Belle Arti di Parigi nel 1836. Stabilitosi a Roma, strinse amicizia con Ingres. Insieme a Giacomo Caneva, Flachéron divenne una figura centrale nel gruppo di fotografi che si riunivano al Caffè Greco.

Giacomo Caneva

Giacomo Caneva, nato a Padova nel 1813 e morto a Roma nel 1865, fu un fotografo e pittore italiano. Proveniva da una famiglia benestante e si formò alla Regia Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si specializzò nella prospettiva. Si trasferì a Roma nel 1840, seguendo dei lavori architettonici e sviluppando un interesse per la fotografia, soprattutto dopo l'introduzione del dagherrotipo e del calotipo. Fu uno dei leader della Scuola romana di fotografia, un gruppo di artisti che si concentrava principalmente sulla fotografia dei monumenti e delle opere d'arte di Roma. Pubblicò diversi lavori sulle tecniche fotografiche e viaggiò in India e Cina per un progetto legato alla produzione di seta. Sebbene avesse guadagnato riconoscimento internazionale, poco si sa della sua vita dopo il suo ritorno dalla Cina. Dopo la sua morte, alcune delle sue opere furono erroneamente attribuite ad un suo amico. Le sue fotografie sono conservate in varie istituzioni e collezioni private.

Vittorio Alinari 

Vittorio Alinari, fotografo italiano nato nel 1859 a Firenze, prese le redini della società fotografica fondata dal padre nel 1854, orientandosi verso la fotografia documentaria italiana. Era noto per la precisione nella composizione e l'uso di un particolare formato di lastre fotografiche. Nel 1900, pubblicò una versione illustrata della Divina Commedia di Dante, coinvolgendo rinomati artisti dell'epoca, molti dei quali avevano uno stile liberty e simbolista. 

Wilhelm von Gloeden

Wilhelm von Gloeden, fotografo tedesco, è noto per i suoi ritratti di giovani siciliani nudi in scenari che evocano l'antica Grecia. Dotato di un acuto senso artistico, utilizzava illuminazione sofisticata, filtri innovativi e trattamenti per la pelle. Nato nella nobiltà tedesca, si formò in arte e pittura in Germania. Affetto da malattia, si trasferì in Italia, stabilendosi a Taormina, in Sicilia, nel 1878. Qui, iniziò la sua carriera fotografica, attirando l'attenzione internazionale nel 1893. Le sue opere furono esposte in varie città mondiali. Mentre le sue foto divennero popolari come cartoline, von Gloeden condivideva i proventi con i suoi modelli. Oltre ai nudi, era rinomato per le fotografie paesaggistiche, promuovendo il turismo italiano. Documentò anche il terremoto di Messina del 1908. Sebbene abbia ridotto le sue attività fotografiche dopo il 1918, ha lasciato un archivio di migliaia di foto. La sua prima esposizione monografica in Italia fu nel 1978 a Spoleto.

 

Fondazione Alinari

La Fondazione Alinari è una delle istituzioni più storiche e importanti nel panorama fotografico italiano.

Storia e Origini:

La storia della Fratelli Alinari, la casa editrice di fotografie fondata a Firenze nel 1852 da Leopoldo, Giuseppe e Romualdo Alinari, è profondamente intrecciata con la storia della fotografia stessa. È la più antica azienda al mondo operante nel campo della fotografia e ha giocato un ruolo cruciale nella documentazione e nella diffusione dell'immagine fotografica in Italia e all'estero.

Collezioni:

Le collezioni della Fondazione Alinari rappresentano un tesoro inestimabile di immagini che coprono oltre un secolo e mezzo di storia fotografica. Queste collezioni comprendono milioni di negativi e stampe che ritraggono paesaggi, ritratti, scene urbane e molto altro, documentando la storia, la cultura e la società italiane dall'epoca del Risorgimento ai giorni nostri.

Ubicazione e Struttura:

Situata da sempre nel cuore di Firenze, la Fondazione ha avuto diversi spazi espositivi e archivistici nel corso degli anni. Nel 2020 la FAF Toscana, istituita dalla Regione Toscana, si trasferisce e si dedica alla salvaguardia e promozione dell'eredità fotografica di Alinari. La fondazione mira a diffondere la cultura della fotografia conservando e rendendo accessibile l'archivio Alinari, promuovendo la conoscenza attraverso potenziali iniziative e programmi educativi di ricerca e restauro. Intende anche mettere in luce l'importanza della fotografia nella società, realizzando progetti editoriali e mostre, e collabora con entità nazionali e internazionali, avendo la possibilità di intraprendere anche iniziative commerciali.

Mostre ed Eventi:

Oltre a conservare e catalogare le sue preziose collezioni, la Fondazione Alinari ha sempre svolto un ruolo attivo nella promozione della fotografia come forma d'arte e come documento storico. Ha ospitato e organizzato numerose mostre, sia di materiale tratto dalle proprie collezioni che di fotografi contemporanei.

Pubblicazioni:

La casa editrice Alinari ha prodotto nel corso degli anni numerose pubblicazioni legate alla fotografia, contribuendo significativamente alla letteratura e alla critica fotografica.

Missione e Visione:

La missione della Fondazione Alinari è di conservare, valorizzare e promuovere il patrimonio fotografico italiano. In un'era in cui l'immagine ha assunto un ruolo centrale nella comunicazione e nella cultura, la Fondazione si impegna a ricordare l'importanza della fotografia nella costruzione della memoria collettiva e individuale.

 

Fondazione Mufoco

La Fondazione MuFoco (Museo di Fotografia Contemporanea) è un punto di riferimento nel panorama culturale italiano.

Ubicazione e Struttura:  

La Fondazione si trova a Cinisello Balsamo, un comune situato nella Città Metropolitana di Milano. L'ubicazione non è casuale: la zona ha una ricca storia industriale, e la fotografia ha giocato un ruolo chiave nella documentazione di questi cambiamenti sociali e culturali.

Collezioni:  

Il museo possiede una vasta collezione che comprende opere di fotografi italiani e internazionali. Le collezioni spaziano dalla fotografia storica a quella contemporanea, fornendo una visione completa dell'evoluzione del medium nel tempo. Oltre alle opere d'arte, il museo conserva anche un archivio di negativi, stampe e pubblicazioni che sono fondamentali per gli studiosi e i ricercatori.

Mostre ed Eventi:  

MuFoco ospita regolarmente mostre temporanee. Queste mostre non solo mostrano il lavoro dei grandi maestri della fotografia, ma offrono anche una piattaforma per i fotografi emergenti. Gli eventi e le mostre spesso riflettono le tendenze attuali nel mondo della fotografia e affrontano temi contemporanei, collegando l'arte alla realtà sociale e culturale.

Educazione e Formazione:  

Il museo è impegnato nell'educazione e nella formazione. Offre workshop, corsi e seminari destinati sia ai professionisti che ai principianti. Queste attività sono volte a diffondere la consapevolezza della fotografia come mezzo espressivo e come strumento di documentazione.

Pubblicazioni:  

Una delle funzioni chiave della Fondazione è la ricerca e la pubblicazione. Produce cataloghi, libri e altre pubblicazioni legate alle sue mostre e collezioni, contribuendo in modo significativo al discorso critico sulla fotografia in Italia.

Missione e Visione:  

La missione di MuFoco va oltre la semplice esposizione di opere d'arte. Si impegna attivamente nella conservazione, nella ricerca e nella promozione della fotografia. La visione del museo è quella di riconoscere e celebrare la fotografia come uno dei mezzi espressivi più potenti del nostro tempo, con l'abilità unica di catturare, riflettere e influenzare la realtà circostante.