Stampa questa pagina

Max Callari. VITA. Il tuo nome è donna

09.05.2022 al 13.05.2022

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

  • Autore: Max Callari
  • Curatore: Istituto di Studi Superiori sulla Donna
  • Data Inizio: 09.05.2022
  • Data Fine: 13.05.2022
  • Dove: Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
  • Indirizzo: Via degli Aldobrandeschi, 190
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 0691689903
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

    La Settimana della Mamma è una manifestazione ideata e promossa dall'Istituto di Studi Superiori sulla Donna nell'ambito del progetto Valore Mamma, nasce per dare un supporto concreto alle mamme attraverso una serie di appuntamenti e servizi pensati esclusivamente per lei e per creare una community e un network fra madri, associazioni, imprese e istituzioni, con il fine di migliorare la qualità della vita delle donne.
    In occasione della VI Edizione 2022 avrà luogo anche la nuova mostra personale del fotografo Max Callari intitolata "VITA. Il tuo nome è donna" che farà parte della rosa di importanti eventi organizzati e promossi dall'Istituto che si alterneranno dal 9 al 13 Maggio all'interno dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
    Max Callari da sempre sensibile alla tematica della donna protagonista assoluta della maggior parte dei suoi progetti non soltanto sul piano figurativo ma anche su quello sociale contestualizzato al mondo di oggi, torna ad esporre dopo il suo ultimo progetto espositivo online "Animavolto" presentato con successo al WEFO2020 organizzato dalla Casa della Fotografia in questa nuova emozionante personale composta da ritratti di donne e di madri còlte in modo spontaneo nella loro quotidianità.
    La mostra avrà inizio il 9 Maggio ma sarà aperta martedì 10 alle 16:30 con un evento di presentazione.
    "Il fotografo deve avere in sé anche una coscienza etica dello scatenamento psicologico emotivo che coinvolge chi guarda l'immagine ma anche di chi contribuisce a comporla e realizzarla, con effetti positivi o negativi. Nel caso della fotografia d'arte l'etica è quella di trasmettere l'estetica, il senso del bello che ispira il buono. E non a caso in antiche lingue, dal sanscrito all'aramaico, il termine "bello" significa anche "buono" e viceversa".
    E' questo il pensiero personale di Callari, nato nel centro storico di Roma nel 1971 cresciuto nel mondo delle arti visive grazie all'attività pittorica del padre durante gli anni 70 e 80 periodo durante il quale è entrato in contatto sin da giovanissimo con importanti esponenti del panorama artistico. Dopo il diploma di maturità conseguito presso il III°Liceo Artistico Statale ha studiato Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Roma. In seguito ad esperienze professionali maturate nei settori dell'interior design come progettista-disegnatore

    tecnico d'interni presso un prestigioso studio di architettura, dell'arte contemporanea come fondatore e curatore di Art's Moment spazio polifunzionale aperto inizialmente nei pressi del MACRO e trasferito l'anno successivo a Trastevere - in una fase successiva della sua vita partendo dalla conoscenza della fotografia analogica già studiata molti anni prima decide di avvicinarsi alla fotografia digitale. Di fondamentale valore formativo sarà per Callari l'incontro con Officine Fotografiche. 

    Da questa fase scaturisce dunque una serie di progetti fotografici che spaziano dai book per il cinema all'architettura, alla street photography e al reportage; collaborazioni con artisti e case editrici; mostre personali presso luoghi istituzionali e partecipazioni a rassegne collettive d'arte contemporanea in alcune importanti città tra cui Treviso, Napoli e Venezia in occasione di una Biennale con una rinomata gallerista con sedi anche a Torino e New York. 
    Max Callari concepisce la Fotografia non solo come un lavoro ma anche come uno stile di vita, tutti i suoi progetti sono caratterizzati da un'osservazione essenziale della realtà e da una costante ricerca introspettiva, il suo modo di fotografare mira sempre e solo a raccontare trovando la sua massima espressione nel ritratto ma soprattutto nella monocromia: il suo bianco e nero è stato definito "ricco di colori" e costruisce le scale dei suoi grigi come le note di una partitura musicale.