
La ricerca di Silvia Spoti indaga il concetto di confine non solo come delimitazione geografica ma come costruzione culturale e politica. Attraverso la manipolazione di atlanti e mappe – incise, deformate e sovrapposte – l’artista mette in discussione la stabilità dei tracciati territoriali, rivelandone la fragilità e l’arbitrarietà. Nelle Non metrie, la carta viene trattata come materia scultorea e le proporzioni dei territori diventano fluide, alludendo anche a luoghi di conflitti spesso rimossi dal discorso mediatico occidentale.
La riflessione sul limite assume una dimensione storica e simbolica nell’installazione Ad Artemisia Gentileschi, dedicata ai 184 giorni del processo per stupro subito dalla pittrice seicentesca: 184 sanpietrini in cera, modulati cromaticamente, traducono il tempo giudiziario in memoria visiva ed emotiva.
Biografia
Silvia Spoti nasce nel 1993 in provincia di Lecce. Da sempre appassionata di Arte e Letteratura, consegue nel 2012 la Maturità Classica. Dopo aver alternato
studio e vari lavori part-time, nel 2020 consegue il Diploma di I livello in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Attualmente frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si sta diplomando al Biennio di Decorazione. L’interesse per gli studi umanistici fa si che la sua ricerca artistica assuma una forma di indagine conoscitiva della realtà contemporanea, ed allo stesso tempo una forma di espressione sincera di una verità soggettiva ed emozionale. Conosce e pratica le tecniche del disegno, della modellazione dell’argilla, del gesso e della cera. Il contatto con la materia è per lei una necessità, il modo migliore per entrare in relazione con ci. che ci circonda, e con l’Altro.