
L’esposizione restituisce l’esito di un percorso didattico orientato alla costruzione di un linguaggio visivo personale e alla definizione consapevole di un progetto autoriale, attraverso la sperimentazione delle possibilità narrative del medium fotografico.
In questo senso, la fotografia si rivela uno strumento fondamentale anche per chi si forma nel mondo della comunicazione visiva: uno sguardo fotografico, critico e interdisciplinare amplia la capacità di lettura del reale e diventa un antidoto alla semplificazione e alla rapidità che caratterizzano il panorama contemporaneo.
La mostra riunisce sei ricerche che indagano il viaggio come esperienza plurale: non solo spostamento nello spazio, ma attraversamento interiore, deriva dello sguardo, immersione e perdita. I lavori adottano un approccio spesso volutamente sgrammaticato, in dialogo critico con l’estetica patinata e con le logiche della produzione seriale e accelerata.
Coordinate reali e immaginarie vengono percorse da sguardi capaci di sostare, consumare lentamente ciò che inquadrano, fino a condurre la materia verso lo sfaldamento e le forme verso una soglia di astrazione. In questo processo, tra tensione e sospensione, si apre talvolta uno spazio di quiete, una pausa che invita a un diverso modo di vedere.
Come scrive Roland Barthes in una lettera a Michelangelo Antonioni del 1995:
“Guardare più al lungo del richiesto disturba gli ordini stabiliti, nella misura in cui, di solito, il tempo stesso dello sguardo è controllato dalla società.”
Tra seduzione visiva e ambiguità formale, 6 modi per perdersi invita il pubblico ad attraversare lo spazio delle immagini senza fretta, lasciando che l’osservazione prolungata apra alla possibilità di nuove significazioni.–
Annalisa Polli