
“Memorie minori. Viaggio in Albania alla ricerca delle ultime vergini giurate”è un progetto espositivo che nasce dal libro fotografico “A Je burrnesh” e prenderà forma all’interno della CAVe attraverso il riuso narrativo del materiale raccolto e archiviato in sette anni di ricerca.
“A Je Burrnesh” è un progetto che viaggia per l’Italia e cresce all’interno delle case che lo ospitano. È partito da Napoli all’interno di Magazzini Fotografici per cui l’autrice ha prodotto una serie di stampe su carta emulsionata e ora arriva a La CAVe con una nuova idea di allestimento e costruzione della mostra.
Il processo artistico di Paola Favoino si concentra sulla ricerca di una simbiosi che attraversa i concetti di identità, superficie e stratificazione ancorandosi a tematiche socialmente attuali in relazione all’individualità, ai flussi sociali e migratori e alle loro ambivalenze.
L’intermedialità è intrinseca parte del suo metodo artistico nel quale la fusione di tecniche e materiali diversi è tesa a far emergere le immagini che si celano sotto la superficie evidente delle cose.
L’artista usa la fotografia e l’arte della stampa in camera oscura come strumenti principali di indagine in un atto dello stampare stesso che si faccia contatto con la storia indagata e scandagliata come in una geometria frattale dell’evidenza.
La sociologia, prima formazione accademica dell’artista, permea la sua ricerca secondo una pratica dell’ombra intesa sia come ruolo del sociologo che fa accadere e registra la società, sia contemporaneamente come luogo dal quale osservare e farne emergere le immagini latenti.
Il centro di tensione diviene l’indagine visiva sulle immagini stesse, attraverso strati e grane che penetrino il limite tra sostanza intima e sua restituzione sociale.
A LeCave l’autrice ripensa il processo di selezione delle immagini che hanno portato alla costruzione del libro d’artista A JE BURRNESH e disegna lo spazio della galleria utilizzando memorie minori: fotografie successivamente scartate che ritraggono momenti e persone incontrati lungo il viaggio, semplici provini, fotocopie.
Un bagaglio di memoria visiva e affettiva, vero strumento di comprensione e interiorizzazione della società albanese in cui la tradizione del Kanun e delle vergini giurate è rimasta viva per secoli e che ha reso viscerale l’amore dell’autrice per questa terra.