
La mostra personale di Monica Di Brigida, che si apre il 16 aprile 2026 presso Betterpress Studio a Roma,
s’intitola Erranti alchimie e raccoglie una selezione di fotografie volutamente di piccole dimensioni. L’intimità non è nei soggetti raffigurati, quanto piuttosto nel tipo di rapporto che l’artista ha instaurato con la realtà al momento dello scatto; nella ‘scelta di parte’ per una comunicazione sommessa, riservata, quasi pudìca, che attraverso l’auto-sottrazione sollecita il pubblico a mettere in atto un maggiore grado di attenzione. Soprattutto, chiede di accorciare le distanze, a partire da quelle spaziali, per entrare meglio in contatto; perché nella vicinanza s’intrecciano pensieri, si cuciono memorie, si accordano sentimenti, si disegnano immaginari sensibili. In tal senso Di Brigida lavora sulla dimensione esperienziale della pratica fotografica, che si dispiega sia a monte sia a valle del processo creativo. Dunque, fotografia come relazione e rapporto (con). Circa trentacinque sono, in tutto, gli scatti esposti, a tracciare un percorso non cronologico ma emozionale tra momenti diversi della biografia dell’autrice e della sua personale ricerca visiva. Spiega infatti Di Brigida: «Questa mostra nasce da un ri-trovarsi. È il frutto di incontri, del sedimentarsi silenzioso di istanti raccolti negli anni: frammenti di realtà che si cercano e si intrecciano per re-inventarsi. Le immagini dialogano tra loro attraverso echi e ritorni. Non c’è una cronologia, ma una risonanza: luce che taglia lo spazio, dettagli di muri, riflessi in una finestra, la geometria involontaria dell’acqua. Tematiche ricorrenti che emergono come inciampi gentili, inattese costanti.
In un’epoca di immagini urlate e onnipresenti, che scivolano via senza lasciare traccia, dove lo sguardo
si perde in un insieme senza ascolto, queste fotografie scelgono il piccolo formato come atto di
(r)esistenza, di riappropriazione del segno di una memoria. Uno sguardo intimo che trova sosta nel silenzio del particolare».
Vieni più vicino
Confidenze sussurrate a fior di labbra sono le immagini proposte da Di Brigida, per raccontare viaggi mai programmati ‘aperti’ a incontri imponderabili, itinerari mutevoli, esplorazioni fortuite. D’altra parte il medium fotografico è un meraviglioso dispositivo per stabilire rendez-vous con la realtà, a prescindere dalle sue specifiche qualità estetiche, simboliche o narrative. Selezionate nell’inquadratura, doppiate e digitalizzate dalla macchina e infine restituite, ormai decontestualizzate, sullo schermo o sulla carta, le circostanze più ordinarie, i particolari più anonimi oppure inflazionati acquistano, se non un significato diverso, un senso inedito all’interno del loro nuovo statuto d’immagine. Un processo di trasfigurazione ‘infrasottile’ è contenuto, infatti, nel linguaggio letterale per antonomasia della riproduzione fotografica: una metamorfosi immaginifica, che è in qualche modo simile o analoga a quella della mente umana, che nell’atto stesso della percezione rielabora ciò che è dentro e fuori di sé. Ecco cosa significa il riferimento, nel titolo della mostra, all’alchimia, ossia a quel complesso di conoscenze – frutto raffinato del melting pot medioevale – che propugnava la trasmutabilità dei
metalli vili in oro e la ricerca della ‘pietra filosofale’ attraverso lo studio della Natura.
Appunti di diario
La riflessione di Monica Di Brigida ruota attorno a soggetti ricorrenti: il movimento cangiante del mare; la natura in città, che diventa cifra di tenace resistenza a un ambiente distratto e a volte ostile; la natura in tono minore dei luoghi di frontiera o di passaggio fra l’urbano e il rurale, mutuata dall’amore nutrito dall’autrice per i paesaggi di Luigi Ghirri e della new wave italiana; le finestre delle case, che come occhi spalancati vigilano sulla notte; e poi segni, macchie e décollage prodotti dal tempo sui muri delle strade, che registrano l’instabilità di eventi e di vissuti. Nel catturare i suoi temi d’affezione Di Brigida ricerca la morbidezza. In alcuni casi, lo fa attraverso effetti flou, che valorizzano le ‘alte luci’, o blur, che lavorano sulla messa a fuoco. Altre volte gioca con le rifrazioni prodotte dall’acqua e da superfici specchianti o riflettenti, utili a scomporre la realtà per ricostruire mondi. Una scelta operativa che è parte integrante della sua poetica, come testimoniano le fotografie di grandi dimensioni, stampate su metallo, che hanno segnato le mostre precedenti. Mi riferisco in particolare al dittico Shahriyar – Shahrazad (dalla serie Suhub, 2010) o 6263_R05 (dalla serie Acqualuce, 2007). Le sue immagini non sono determinate da un’estetica a priori, ma dall’energia di poche linee, dall’organizzazione di essenziali
piani cromatici e, soprattutto, da un lucore che rivela le forme con discrezione. Attraverso questa economia di mezzi e un linguaggio volutamente diaristico, queste fotografie dicono sottovoce e per accenni. Eppure, scorrendo lo sguardo è possibile leggere micro-avventure in luoghi fin troppo familiari; perlustrazioni di tempi perduti in dettagli anodini. In queste abituali o accidentali investigazioni di indizi visivi, Monica Di Brigida utilizza il medium fotografico come esercizio sensoriale nei riguardi della realtà, con il quale disegnare spazi psichici o isole di pensiero.
Un nuovo spazio a Roma
Erranti alchimie ha preso forma in modo anticonvenzionale dall’amicizia e dal piacere di lavorare insieme a un progetto condiviso, in cui le ricerche individuali s’intrecciano attraverso corrispondenze e risonanze,
nonostante i mezzi diversi utilizzati: Monica Di Brigida la fotografia, Francesca Franco la riflessione critica, Betterpress laboratorio luogo di ricerca artistica e recupero di saperi.
Spazio ‘giovane’ e indipendente, Betterpress è il primo studio di Letterpress a Roma. Il laboratorio d’arte è aperto nel 2014 da Francesca Colonia e Giulia Nicolai, che hanno recuperato torchi a mano e caratteri mobili con l’idea di traghettare la tradizione tipografica nella cultura visiva contemporanea, avviando collaborazioni con artisti, fotografi, graphic e type designer attivi sul territorio nazionale e internazionale. Betterpress produce progetti artistici e didattici e dal 2025 anche espositivi, grazie all’apertura di Betterpress Studio, che ospita mostre, presentazioni, talk e residenze d’artista.
Brevi note biografiche
Monica Di Brigida ha esposto per la prima volta nel 2007 in due personali, PerAltro presso Fotoroma e
acqualuce alla Torretta Valadier. Ha poi proseguito la propria ricerca partecipando a collettive in Italia e
all’estero, tra le quali si ricordano: XX Women – Made in South of Italy, alla Onishi Gallery, New York (2009); Lens Based Art Show, presso Osservatorio Gualino, Torino (2010); I e II edizione di Nuvola Creativa – Festival delle arti, curate da Antonietta Campilongo presso MACRO Testaccio – La Pelanda a Roma (2016, 2017). Attualmente una sua fotografia è esposta, in seguito a concorso internazionale, nella mostra Composed: Balance, Repetition, Disruption alla Praxis Gallery & Photographic Arts Center di Minneapolis (Minnesota).