
La mostra Manual of How to Become a Good Girl, personale di Vanessa Lucrezia Francia, ricostruisce attraverso un filo narrativo che attraversa l’infanzia fino ai giorni nostri della vita della fotografa, un vero e proprio manuale di apprendimento su come diventare una “brava ragazza”.
Le immagini sono ritagli, zoom, screenshot e frame video che si presentano come frammenti e scorci di un corpo che, nel corso degli anni, si muove ed evolve nel tentativo di costruire gesti destinati a divenire quotidiani. Dettagli che si concentrano soprattutto sull’essenzialità delle mani nel linguaggio corporeo e nella forma più immediata dell’espressione gestuale.
Attraverso uno sguardo ironico, le immagini si susseguono come un monito o come un compendio quasi enciclopedico, una sorta di vademecum visivo che procede in maniera didascalica lungo le diverse fasi evolutive della crescita. Come in tutti i manuali “for dummies”, in cui è inevitabile una traduzione grafica dei contenuti, basti pensare ai video tutorial del “How to do…”, ciò che emerge è un approccio visivo alla gestualità tutt’altro che scontato, se si considera l’assoluta veridicità che attribuiamo a quei gesti che ci vengono insegnati come strumenti di apprendimento, senza mai interrogarci sulla loro origine.
Diamo per acquisito tutto ciò che osserviamo in un genitore, in un familiare o in una figura autorevole durante l’infanzia, al punto da replicare quei gesti conferendo loro un valore unico e assoluto nello spazio, esattamente come avviene nella consultazione di un manuale di istruzioni.
Proprio per questo nel progetto fotografico Manual of How to Become a Good Girl convivono numerose immagini d’archivio, un richiamo diretto alla fotografia vernacolare, in dialogo con la pratica di Erik Kessels, che ha seguito la realizzazione del libro dell’artista, accanto a fotografie contemporanee, tra cui autoscatti della fotografa stessa e immagini tratte dai social network, da WhatsApp e da altri media digitali.
Si instaurano così due livelli visivi e narrativi: l’infanzia e l’età adulta.
Particolarmente significativo è il rapporto tra le fotografie d’archivio e quelle provenienti dai mezzi di comunicazione digitale. Se analizzate da una prospettiva sociologica, queste immagini costituiscono una miniera preziosa di riflessioni sulla rappresentazione del sé e sulla relazione con l’altro; se invece considerate come strumenti di decifrazione dell’immaginario collettivo, queste “piccole” fotografie contribuiscono in modo alluvionale e determinante alla costruzione di una memoria condivisa.
La mostra dunque si configura come un autentico manuale di sopravvivenza, il cui libretto di istruzioni è composto da immagini concentrate sul linguaggio del corpo e, più specificamente, sulla gestualità delle mani. Tema centrale del progetto è la riscoperta di sé e del proprio processo di crescita, come essere umano e come donna, nel percorso verso l’ideale imposto del “diventare una brava ragazza”.
Il gesto delle mani è inoltre una delle forme più diffuse di “ricamo verbale”: una pratica che, in questo caso, prende le distanze dalle attività tradizionalmente assegnate alle mani femminili, combinandosi con una definizione indiretta di femminilità fondata su una marginalità volontaria, incarnata nella rinuncia, nel residuo e, soprattutto, nel silenzio. Una convinzione, purtroppo ancora diffusa, secondo cui le donne dovrebbero limitare la propria manualità al superfluo e all’ornamentale, e i loro discorsi sarebbero inevitabilmente dettati dall’emotività.
Al contrario, nelle fotografie di Vanessa Lucrezia Francia, le mani diventano sì veicolo di emotività, ma anche riflesso di ciò che la società ha insegnato e, allo stesso tempo, strumento per distaccarsene in modo ironico e anticonvenzionale, rivelando una profonda adattabilità creativa.
Le mani diventano dunque, nella fotografia, mezzo e dichiarazione d’intenti per riconquistare nuovi spazi.
Manual of How to Become a Good Girl è uno studio intenso sull’identità femminile, che attraversa l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, fino al mondo del lavoro e alle prime esperienze di confronto con l’esterno. La fotografa costruisce così una guida alla sopravvivenza che invita a riflettere su come percepiamo quei gesti che abbiamo finora considerato parte integrante del nostro vissuto e di ciò che ci rende ciò che siamo.
Flaminia Gallo