
C’è un luogo nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia che il pubblico non ha mai visto. Non
una sala in restauro, non un corridoio di servizio: un intero universo parallelo fatto di scaffali,
casse, carta velina e silenzio, dove dormono i reperti che il tempo ha dimenticato di nominare.
Teste votive, frammenti di terracotta, oggetti rituali senza nome né storia ufficiale. Esistono,
aspettano, nessuno li nota.
Piero Gemelli li ha ascoltati.
Dal 19 maggio, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita Le stanze dei sogni
dimenticati, progetto di Piero Gemelli a cura di Maria Vittoria Baravelli. Per la prima volta nella
storia del Museo, un artista ha ottenuto accesso ai depositi, quegli spazi dove nessun visitatore
può entrare, dove riposano i reperti che Villa Giulia custodisce ma non riesce a mostrare, per
raccontarli con il proprio linguaggio. Gemelli è entrato, ha costruito una storia in dialogo con
alcune immagini del suo archivio . E quella storia debutta in un momento unico: il Ninfeo
dell’Ammannati, capolavoro del Cinquecento romano e cuore architettonico di Villa Giulia, ha
appena concluso il suo restauro. La prima cosa che accade in quello spazio ritrovato è questa
mostra. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Istituto
del Ministero della Cultura.
Un esempio di valorizzazione integrata che unisce la conservazione della memoria storica alla
visione artistica d’eccellenza.
Tutto nasce da una domanda: cosa succede agli oggetti che un museo possiede, ma
non riesce a mostrare?
Teste votive, frammenti di terracotta, vasi incompleti, figure anonime che giacciono nei depositi
non per scarsa importanza, ma per le inevitabili limitazioni di spazio, di restauro e di
narrazione. Esistono, ma nessuno può ascoltarli.
Piero Gemelli partendo da questa sua domanda la trasforma in un progetto visuale. Formatosi
in architettura a Valle Giulia, a Roma negli anni Settanta, porta con sé un rapporto affettivo con
Villa Giulia che precede, di decenni, questo intervento site-specific. Quando entra nei depositi
del Museo non lo fa come chi è chiamato a documentare: lo fa con il sentimento di chi sente.
Ha scelto i reperti uno per uno, li ha studiati, li ha raccontati con la sua poetica. Ha lavorato
con il tempo che serve, non con quello che si ha. Ogni testa votiva torna a essere un volto, ogni
frammento un corpo, ogni anonimato una storia. La fotografia non è qui decorazione né mera
documentazione, ma strumento di ricerca e di restituzione pubblica di un patrimonio condiviso.
Il risultato è un corpus fotografico che nasce dentro Villa Giulia e appartiene alla sua storia.
Ogni scatto è un atto di cura: rivela l’invisibile, restituisce identità a ciò che il tempo ha
dimenticato di nominare.
La mostra aperta al pubblico dal 19 maggio al 12 luglio 2026 è la forma in cui questo lavoro
torna alla comunità. in dialogo con una selezione di immagini dall’archivio di Piero Gemelli
L’esito naturale di un processo, non il suo punto di partenza.
A rendere possibile tutto questo ha contribuito in modo determinante la disponibilità della
direttrice del Museo, Luana Toniolo, che ha aperto le porte dei depositi e accolto il progetto
come parte integrante della propria missione istituzionale. Il coinvolgimento degli archeologi
del Museo, che hanno accompagnato Gemelli nel percorso di selezione e conoscenza dei reperti,
è stato parte essenziale della realizzazione del lavoro. Maria Vittoria Baravelli ha poi dato forma
critica e narrativa a questo incontro, traducendo in parole quella visione personale dell’ autore..
L’intera struttura produttiva e istituzionale è stata concepita e coordinata da Maya Anderson
attraverso Bokeh Project, che ha reso possibile la convergenza di tutti questi elementi in un
progetto unitario e coerente, con la collaborazione di Architetto Vision e l’Arch. Christin Longa.
«Per questi oggetti non ho voluto realizzare immagini di semplice documentazione. Ho
voluto portarli dentro il mio linguaggio, dentro la mia grammatica visiva. Quelle
fotografie sono opere nate dall’incontro tra il mio sguardo e la loro presenza antica.»
Piero Gemelli, 2026
Piero Gemelli — Architetto, fotografo, artista
Considerato tra i fotografi di moda italiani più importanti a livello internazionale, Gemelli ha
costruito la propria carriera tra Vogue e le più autorevoli testate internazionali, sviluppando
un’estetica sintesi tra voyeurismo e introversione, lo sguardo di un uomo che non si nasconde
dietro l’obiettivo.
Formatosi a Roma, si laurea in Architettura a Valle Giulia.
Tra le principali esposizioni dedicate al suo lavoro si ricordano , 20 anni di Vogue Italia 1964-
1984 (Milano, 1985), A propos de la photographie italienne (Musée de l’Elysée, Losanna, 1992),
Lo sguardo Italiano – fotografie di moda dal 1951, ( Rotonda della Besana, Milano, 2005 An
Interior Life (Milano, 2019) Piero Gemelli – La Bellezza Svelata, fotografie e storie
immaginate (Palazzo delle Arti di Napoli – Napoli 2021) Piero Gemelli, Immagini di un tempo
sospeso (House of Lucie Foundation , Ostuni, 2025).
Ultima pubblicazione Piero Gemelli, fotografie e storie immaginate, (2021), con testi di
Riccardo Falcinelli, Emanuele Coccia, Carrie Scott, Ettore Molinario, Antonio Mancinelli, Maria
Savarese.
Accanto all’attività professionale come fotografo, direttore artistico e architetto, Gemelli porta
avanti una personale ricerca su fotografia e grafica, dove il tempo sembra rallentare e
l’immagine diventa spazio mentale.
Le stanze dei sogni dimenticati è una produzione di Bokeh Project in collaborazione con
Architetto Vision.
Bokeh Project, divisione strategica dedicata alle arti visive di Servizi Integrati S.r.l., ha curato
l’intero management produttivo del progetto. Guidata dalla visione di Maya Anderson, la
struttura ha operato come fulcro organizzativo, garantendo la sinergia tra le esigenze
istituzionali e l’alto valore artistico dell’opera di Piero Gemelli
Architetto Vision, fondato da Christian Longa, entra nel progetto portando il proprio format
Non-Luogo: abbraccia l’intuizione di Gemelli con un’installazione luminosa temporanea,
pienamente reversibile e senza alcun intervento strutturale, pensata per rivelare la natura
sospesa degli spazi che attendono una nuova narrazione. Per la serata inaugurale del 18 maggio,
Architetto Vision attiva il Ninfeo di Villa Giulia, appena restaurato, trasformandolo in scenario
dell’incontro tra architettura rinascimentale e fotografia contemporanea.
L’allestimento della mostra è affidato a Verso Creative Studio, che cura la regia visiva degli
spazi espositivi dalla progettazione alla resa finale.