Every Caress, a blow

Zona: San Lorenzo
Luogo: Fondazione Pastificio Cerere
Indirizzo: Via degli Ausoni, 7, 00185 Rome, Italy
Dal: 18 Feb 2026
Al: 18 Apr 2026
Orari: Dal Martedì al Sabato dalle 15:00 alle 19:00
Ingresso: Libero
Telefono: +39 06.45422960
Autore: Martina Zanin
Curatore: Antonio Grulli

Mercoledì 18 febbraio 2026 la Fondazione Pastificio Cerere presenta EVERY CARESS, A BLOW, mostra personale di Martina Zanin a cura di Antonio Grulli.
Inaugurazione: mercoledì 18 febbraio 2026 alle ore 18.00
Dal 19 febbraio al 18 aprile 2026

Il lavoro di Martina Zanin, profondamente radicato nella dimensione autobiografica, indaga dinamiche relazionali complesse attraversate da assenza, memoria, trauma, tensione e potere. Con l’uso di media differenti — dalla fotografia alla scultura, fino all’installazione — l’artista esplora la sottile soglia tra protezione e controllo, ponendo al centro il tema della vulnerabilità. La sua ricerca comprende inoltre il rapporto tra umano e animale, attivando metafore e parallelismi. 
EVERY CARESS, A BLOW invita a sostare in quel confine di tensione tra cura e controllo, affetto e potere, eredità e possesso. La mostra esplora come il corpo e l’identità prendano forma attraverso relazioni di potere e di dominio affettive, che legano il soggetto a chi lo protegge. Ciò che rende realmente inquietanti queste relazioni non è la loro violenza manifesta, ma ciò che viene incorporato e custodito rimanendo invisibile, continuando ad agire tanto nella dimensione sociale quanto in quella intima e fisica.
All’intersezione tra psicologia, etologia, spiritualità, ed esperienza personale, Zanin presenta un corpo di lavori che spazia tra fotografia, installazione ed elementi architettonici. La dinamica preda/predatore è centrale nel suo lavoro. Il falco e la lepre diventano presenze simboliche e totemiche, legate a un potere ancestrale e al rapporto tra ferocia, istinto, tensione, e vulnerabilità.
Il percorso espositivo si apre con una serie di fotografie provenienti dal progetto Please, don’t ever come down, (2020 – in corso), che presentano, in forma frammentata, gesti, animali, parti di corpo, azioni e visioni idilliache. Immagini evocative che instaurano un dialogo immediato con il pubblico e orientano la lettura delle opere successive, dove la loro eco riemerge in forme più sottili, come una forza invisibile che attraversa l’intero spazio espositivo. 
Seguono Oh, whistle, and I’ll come to you #1 e #2, (2026). Le due opere sono composte da guanti da falconiere disposti secondo un pattern rigido e alternato, evocando un gesto rituale e ripetuto, al limite del militare: una tensione costante tra comando e obbedienza. Il titolo rimanda a una tecnica della falconeria, il fischio per richiamare il rapace al guanto. 
La terza sala ospita una scultura in ottone dal titolo A Predator is a Predator is a Predator…, (2026) che rappresenta una sequenza di zampe di rapace, come un attacco congelato nel tempo. Le forme sembrano generarsi l’una dall’altra in un movimento ciclico che evoca la catena del potere: un sistema in cui ogni predatore è anche preda, e nessun corpo può dirsi completamente libero. L’opera richiama la riflessione foucaultiana sul potere come forza dinamica che non si possiede, ma si esercita e si inscrive nei corpi.
Nella quarta e ultima sala trova posto l’installazione AMBIENTI. TANE — Rabbit Hole, (2026), costruita con materiali organici e industriali. L’opera nasce dall’idea del corpo come tana, esplorandone la natura ambivalente di rifugio e al tempo stesso di trappola. Concepita come un’architettura proveniente da un’altra dimensione, sospesa tra il futuristico e l’arcaico, la struttura si presenta come un’anatomia inversa: lo scheletro all’esterno, la pelle all’interno. L’involucro centrale invita il fruitore a nascondersi al suo interno, a penetrare sottopelle, a immergersi nel proprio corpo compiendo un viaggio interiore oppure ad addentrarsi in un corpo altro. Entrare in questa struttura evoca una dimensione primitiva ed embrionale, in cui coesistono protezione e intrappolamento; una condizione di incubazione che apre alla possibilità di trasformazione.

Biografia

Martina Zanin (San Daniele del Friuli, 1994) è un’artista visiva che vive e lavora tra Roma e Milano. La sua pratica artistica mette in discussione le dinamiche di potere e autorità all’interno delle relazioni familiari e affettive ponendo particolare enfasi sul labile confine che esiste tra protezione e controllo, spaziando tra fotografia, scrittura, installazione, scultura e libro d’artista. Il suo lavoro è stato recentemente esposto alla Fondazione AGO, Modena; GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; IIC Toronto; Cassina Projects, Milano; Palazzo delle Esposizioni, Roma; Foto Forum, Bolzano; Benaki Museum, Atene; IIC Abu Dhabi; FMAV – Fondazione Modena Arti Visive, Modena. Le sue opere sono parte di collezioni pubbliche come MoMA Library (New York); Haas Library Yale University (New Haven); MEP (Paris); FMAV (Modena); Fondazione Orestiadi (Gibellina). Nel 2024, è tra i finalisti del Talent Prize promosso da Inside Art. Vince il Premio Terna 2023, e il primo premio di Camera Work 2021. Nel 2021, è tra gli artisti selezionati per Giovane Fotografia Italiana e Cantica21. Italian Contemporary Art Everywhere promosso da MAECI e MiC.

Galleria

EVERY CARESS, A BLOW
EVERY CARESS, A BLOW
2BAGIZD
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5_After-Reminiscence-2023_Cassina-Projects_Martina-Zanin
5_After-Reminiscence-2023_Cassina-Projects_Martina-Zanin
12OMR9W
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