
Un racconto per immagini, colte tra il 1957 e il 1958, da una giovanissima Annabella Rossi che, appena venticinquenne, si misura con la Roma lontana dal centro storico
L’idea di realizzare un percorso espositivo sull’attività di ricerca fotografica e audiovisuale svolta a Roma da Annabella Rossi (1933 – 1984), nasce dalla volontà e dall’esigenza di restituire i primi risultati della lunga e complessa attività di riordino, restauro e digitalizzazione dei materiali fotografici, sonori e audiovisivi del fondo archivistico che prende il suo nome e che raccoglie la documentazione delle sue ricerche.
Prima etnografa e antropologa italiana a realizzare importanti e vastissime indagini sul campo con la macchina fotografica ed il registratore audio, Annabella Rossi è stata una pioniera nell’utilizzo del videotape recorder e nella sistematica opera di raccolta e archiviazione, in cui coinvolgeva altri ricercatori e giovani allievi, orbitanti nell’ambito di due importanti centri di produzione, quello del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, a Roma, dove lavorava fin dal 1960, e quello dell’Università degli Studi di Salerno.
L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina, è organizzata dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale e curata da Stefania Baldinotti, Massimo Cutrupi, Francesco Paolo Quaranta; servizi museali Zètema Progetto Cultura.