- Questo evento è passato.
Vernissage Grandi Maestri della Fotografia, László Moholy-Nagy

Dopo Robert Capa e André Kertész, arriva in via Giulia un altro illustre fotografo di origine ungherese: László Moholy-Nagy.
Nell’ambito della serie intitolata “Grandi Maestri della Fotografia” promossa da questa Accademia, si terrà il vernissage della mostra fotografica dedicata a uno dei geni più versatili e influenti del ’900.
Testo della curatrice Gabriella Csizek
László Moholy-Nagy, di origine ungherese, è stato uno degli artisti più versatili e influenti del XX secolo. La sua attività ha spaziato dalla pittura alla fotografia e al cinema, dalla scenografia all’educazione artistica, dalla scultura al design industriale, fino alla tipografia e alla pubblicità.Sperimentatore tra i più audaci, la sua visione moderna e il suo linguaggio formale lo hanno reso il principale maestro teorico e pratico del Neues Sehen, la “nuova visione”. La sua opera trovò piena espressione nell’intreccio tra ricerca artistica, riflessione teorica e impegno pedagogico, prima come docente al Bauhaus e poi come fondatore di una scuola a Chicago.
Moholy-Nagy liberò la fotografia dall’imitazione pittorica, esplorando attivamente forme espressive e possibilità uniche di questo mezzo.
Attraverso le sue fotografie e i film sperimentali, catturò le connessioni che la realtà manifesta nella costruzione dell’immagine fotografica.
Pur dovendo più volte trasferirsi e ricominciare la sua attività creativa in nuovi paesi, mantenne un ottimismo incrollabile, convinto che
l’arte, se resa accessibile e praticabile da tutti, possa contribuire a migliorare il mondo.
«Una forza interiore lo spinse a esplorare molteplici ambiti del design artistico: si dedicò alla tipografia, all’arte del manifesto, alla fotografia,
al cinema e al teatro. Era uno spirito appassionato, colmo di vitalità e amore, il cui entusiasmo accendeva e ispirava chi lo circondava.
Il suo obiettivo creativo era trovare, attraverso la ricerca di “visioni in movimento”, una nuova concezione dello spazio. Libero da metodi
tradizionali e mosso dalla curiosità di uno scienziato, si lanciava continuamente in nuovesperimentazioni.» Così lo descrisse Walter
Gropius, che lo invitò a insegnare al Bauhaus, la scuola d’arte innovativa che mirava a connettere arte e scienza con la vita quotidiana.
L’intera sua opera è attraversata dall’osservazione e dalla ricerca sulla natura della luce e sul suo potere di definire lo spazio: ne sono
testimonianza i fotogrammi realizzati senza macchina negli anni Venti, l’iconico Modulatore spazio-luce e le sue plastiche composte da
superfici trasparenti, talvolta dipinte. «Moholy-Nagy era una persona di straordinario spessore. Come fotografo, faceva il suo lavoro con rigore, e lo faceva bene. Una volta, qui a Parigi, mi chiese di fotografare alcune sue sculture. Accettai volentieri, ma gli dissi: “In fondo anche tu sei un fotografo.” E lui, con la sua consueta gentilezza, rispose: “Sai, io con la fotografia gioco… tu sei il vero fotografo.”» — ricordava André Kertész in una conversazione. E il gioco, in fondo, è un atto libero: è creazione.