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A distanza Leica

di Stefano Mirabella
La mostra di Stefano Mirabella trasforma le città in mappe emotive: con Leica Qe 28mm, uno sguardo vicino, ironico, mai invadente.
“A distanza Leica” è una misura di prossimità che diventa anche una precisa scelta narrativa. E lo spazio minimo che separa fotografo e soggetto, e che si traduce in quel giusto intervallo per essere dentro la scena ma senza dominarla. In occasione dei suoi dieci anni con la Leica Q, Stefano Mirabella compone un racconto visivo fatto di quella poesia urbana che circonda tutti, ma che solo in pochi riescono a cogliere con ironia e precisione. E lo fa scegliendo il 28mm, non solo come una specifica tecnica, ma come una vera e propria dichiarazione di poetica: stare vicino, senza invadere. Essere dentro ma senza sopraffare questi contesti di città, fatte di volti, di rituali e di attese.
Mi è piaciuto far diventare le città attraversate da Mirabella – da Roma a Istanbul, da Tokio a Napoli – delle mappe emotive, ovvero degli spazi in cui ogni fotografia diventa la traduzione visiva di un sentimento urbano, dove le simmetrie, i gesti e le relazioni si ripetono, ben riconoscibili, seppur in luoghi geograficamente lontani. Sequendo anche quello che diceva Henri Cartier-Bresson, ovvero che
“Fotografare è riconoscere, in una frazione di secondo, un insieme di forme che si esprimono come emozione”
La mostra presenta 29 immagini, tratte da varie raccolte fotografiche, ognuna delle quali affronta una diversa declinazione della vita urbana. Pur differenti per il contesto, la luce e l’atmosfera, tutte le serie condividono una stessa postura, ovvero quella della vicinanza reale, tradotta in immagine sottesa da gentile ironia.
“A distanza Leica” è uno sguardo che si prende il tempo di restare in un mondo che corre troppo veloce, in cui ci sembra di essere sempre più connessi ma dove invece siamo sempre meno presenti. Mi è sembrato un bel modo di provare a ricucire le distanze, creando piccole relazioni silenziose ma che hanno quel respiro autentico di cui abbiamo ancora molto bisogno.
A cura di Giada Triola
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