C’è un vizio nella nostra memoria, una pigrizia che ci spinge a costruire scorciatoie.
Di fronte a un universo, cerchiamo un nome. Uno solo. Un’icona che possa contenere tutto, semplificando la complessità fino a renderla un prodotto facilmente consumabile. È un meccanismo di difesa contro il rumore del mondo, un modo per mettere ordine nel caos.
Per la Giamaica, Bob Marley. Per la Colombia, Márquez.
E per la fotografia brasiliana? Provate a chiedere. Il nome che affiora, quasi sempre, è quello di Sebastião Salgado.
Focus: Stereotipi, Memoria Culturale, Sebastião Salgado, Foto-Cine Clube Bandeirante.
E come darci torto? Salgado è un monumento. È l’uomo che ha fatto della fotografia la sua stessa vita, un testimone che ha guardato in faccia il lavoro, la migrazione, la fine di un mondo e la genesi di un altro.
Il suo bianco e nero non è un vezzo stilistico, è una scelta morale, un modo per scarnificare la realtà e arrivare all’osso del dramma umano. Le sue immagini sono cattedrali di luce e ombra, costruite con una fede incrollabile nel potere della fotografia di “cambiare il mondo”.
Un’opera immensa, certo. Necessaria, anche. Ma è qui che la scorciatoia diventa una trappola. Perché celebrare Salgado non può significare ridurre il Brasile a un unico sguardo. La sua estetica epica lo rende perfetto per il mercato globale, ma la fotografia brasiliana è un continente sommerso, una polifonia di voci che il nostro orecchio, assuefatto alla scorciatoia, non sente più.
Esiste un altro Brasile.
Un Brasile inquieto, urbano, che non vuole raccontare storie ma interrogare la forma. Un Brasile che non cerca l’uomo, ma la sua ombra proiettata sul cemento. È un sentiero meno battuto, questo. Un sentiero che ci porta lontano da Salgado, in una cantina di San Paolo, dove un gruppo di “dilettanti” stava per compiere una rivoluzione.
Focus: Nascita del FCCB, Dilettantismo, Rivoluzione Estetica.
Immaginateveli. San Paolo, 28 aprile 1939. Un gruppo di medici, avvocati, ingegneri si riunisce per fondare il Foto-Cine Clube Bandeirante (FCCB).
Non sono fotografi di professione, ma appassionati. Sono orfani di un primo, fallito tentativo di darsi un’identità, la Sociedade Paulista de Photographia, scioltasi nel 1929 per mancanza di supporto.
Come racconta l’attuale presidente del club, José Luiz Pedro, all’epoca “pochi credevano nella fotografia come arte e i critici non la ammettevano come tale”.
Ma la passione è tenace e rinasce nei pomeriggi passati a discutere di tecnica e immagini nel negozio Photo-Dominadora.
Il nome che scelgono, Bandeirante, è un manifesto: come gli esploratori coloniali, si sentono pionieri in un’arte ancora disprezzata.
La loro missione è una bestemmia: elevare la fotografia al rango di arte. E la loro forza, paradossalmente, è proprio il loro essere dilettanti. Liberi dalle committenze, dalla fretta, dalla necessità di vendere. La loro unica urgenza è sperimentare.
Focus: José Luiz Pedro, Archivio, Riscoperta Internazionale, Legame con l’Italia.
È proprio José Luiz Pedro, presidente dal 2003, a fare da ponte su questo abisso di tempo.
“La Fotografia per me è un mezzo di espressione artistica, un modo per esprimere il ‘mio mondo’”, afferma, incarnando lo spirito originario del club.
È lui che ha avviato una riforma strutturale, organizzando e catalogando l’immenso archivio del FCCB, un tesoro rimasto a lungo nell’ombra.
Questo lavoro ha permesso la riscoperta internazionale del movimento, con grandi mostre al MASP di San Paolo e soprattutto al MoMA di New York (Fotoclubismo, 2021).
Pedro sottolinea anche le collaborazioni più recenti, come quella con il MED PHOTO FEST di Catania, che nel 2022 ha dedicato un’intera edizione al Brasile.
E qui svela un legame inaspettato: “Il FCCB è stato fondato di fatto da diversi discendenti di italiani”.
Forse in quella sensibilità per la forma c’era anche un’eco della nostra terra.
Un’eredità che oggi, dice Pedro con una punta di amarezza, rischia di perdersi nell’estetica globalizzata e omologata dei social media.
La storia della Escola Paulista, nata in seno al club, è un atto di resistenza contro la semplificazione.
Ci dice che accanto al Brasile epico e dolente di Salgado, ne esiste un altro, astratto e febbrile.
La storia di un gruppo di dilettanti che, per pura passione, ha inventato uno sguardo.
Oggi il Club continua ad evolvere e a farsi promotore di iniziative come il terzo circuito internazionale di Fotografia Brasiliana.
La manifestazione, giunta alla sua terza edizione, si conferma come uno degli appuntamenti più significativi del calendario artistico, promettendo un’esplorazione profonda e sfaccettata dell’arte fotografica contemporanea.
Con un format itinerante, il circuito attraverserà il paese, inaugurando mostre ed eventi in città che rappresentano il cuore pulsante della cultura brasiliana: dai centri nevralgici di San Paolo, Amparo, Ribeirão Preto e São José do Rio Preto, fino alla storica e vibrante Salvador, che si unisce per la prima volta al programma.
Per Approfondire
Saggi e Critica:
- “Fotoclubismo: Brazilian Modernist Photography and the Foto-Cine Clube Bandeirante, 1946–1964” a cura di Sarah Hermanson Meister – Il catalogo della storica mostra del MoMA di New York. È la pubblicazione più completa e accessibile per esplorare le opere, gli artisti e il contesto del FCCB.
- “A Fotografia Moderna no Brasil” di Helouise Costa e Renato Rodrigues da Silva – Testo fondamentale per comprendere la nascita e lo sviluppo della Escola Paulista e del modernismo fotografico brasiliano.
Libri Fotografici:
- “MASP FCCB: Coleção Museu de Arte de São Paulo Foto Cine Clube Bandeirante” – Volume che cataloga la preziosa collezione del club ospitata nel MASP, offrendo una panoramica visiva della produzione del movimento.
- “Dalla mia Terra alla Terra” di Sebastião Salgado e Isabelle Francq – Libro-intervista essenziale per comprendere il pensiero, la filosofia e il percorso umano del fotografo, punto di partenza per il viaggio critico del testo.